Il dolore
Un coro: «Vogliamo le telecamere»
Aumenta il senso d’insicurezza in centro a Santa Croce. Il Ccn: «Alcuni costretti a chiudersi dentro i loro negozi»
SANTA CROCE SULL’ARNO. C’è chi resta aperto fino alle 20 ma già alle 19 gira la chiave della porta, chi non si fida a dover fare troppa strada per raggiungere l’auto una volta chiuso il negozio e chi non se la sente, invece, a lasciare la moglie da sola dopo una certa ora. Storie d’insicurezza e di paura, condite con racconti di degrado e piccola criminalità che da soli bastano a tenere i nervi in tensione, ad alimentare timori e un generale senso d’insicurezza in un centro percepito come un luogo dove tutto può succedere.
A dirlo sono i commercianti del centro storico di Santa Croce, che si dimostrano concordi nella richiesta di contromisure per migliorare la situazione. E in tanti si schierano a favore dell’installazione delle telecamere, convinti che possano rappresentare almeno un deterrente contro certi atteggiamenti. A chiederlo è una nota del Centro Commerciale Naturale, che racconta di aver affrontato più volte il tema della sicurezza, individuando le telecamere come una delle soluzioni. «Sono molti – spiega il Ccn – i commercianti stanchi di aver paura all’ora di chiusura, demoralizzati per il degrado in cui versano le vie del centro, indignati per questo atteggiamento di negazione verso una problematica esistente che danneggia le attività. Un atteggiamento che si può definire da razzisti al contrario, che premia solo l’irregolarità e non il sacrificio di anni di onesta attività. Noi del Ccn vogliamo equità, ne abbiamo ogni diritto. Vogliamo che le nostre esigenze siano ascoltate, ma soprattutto che i nostri problemi siano risolti senza nascondersi dietro a promesse o ideologie fuori luogo. Con le telecamere potremmo monitorare più zone con minor spesa. Non si capisce perché noi che paghiamo tasse e tributi non dobbiamo essere tutelati: d’altronde quelli per le telecamere sarebbero soldi ben spesi».
Facendo un giro di opinioni tra i negozianti, la richiesta del Ccn sembra incassare adesioni abbastanza unanimi. «Perché se è vero che non esiste un allarme sicurezza, non si può neanche dire che il paese sia come quello in cui sono nata e cresciuta», dice Cristiana Gozzini del negozio Pois, che racconta di non sentirsi troppo tranquilla al momento della chiusura: «Se possibile cerco sempre di parcheggiare l’auto qui vicino – dice – perché a una certa ora qualche elemento un po’ strano c’è sempre. So bene, ovviamente, che anche le telecamere hanno i loro limiti, però tra sapere di averle e non avere niente fa già la sua differenza». Già prima delle 7 del pomeriggio, invece, Paola e Daniela del negozio Snoopy danno un giro o due alla chiave della porta: «Perché non si sa mai – dicono – a una certa ora si sta sempre un po’ in apprensione. Le telecamere farebbero da deterrente, prima di tutto contro il degrado di chi ogni giorno riempie i cestini qui davanti con sacchi d’immondizia: ci buttano di tutto e nessuno ha mai fatto niente. Senza dimenticare il giro di spaccio che vediamo tutti i giorni, con persone che passano interi pomeriggi in piazza Matteotti apparentemente senza fare niente. Sono problemi di tutto il mondo, e tutto il mondo li sta affrontando con le telecamere, anche nei comuni qui vicino». «Sicuramente sarebbe un aiuto in più, almeno per sentirsi un po’ più tranquilli», aggiunge Giada Benvenuti della ricevitoria Ir buo della Scommessa. Parere condiviso da Grazia Nunziato del negozio Chic in piazza Matteotti: «Alle 7 e mezzo mi chiudo dentro – racconta –. Qualche giorno fa ho trovato anche delle siringhe davanti al negozio. Ho telefonato in Comune ma alla fine mi è toccato mettermi i guanti e toglierle da sola». Stefano Zingoni dell’omonima mesticheria, invece, suggerisce di posizionare da subito dei cartelli di videosorveglianza, anche in assenza delle telecamere: «Perché sono convinto – dice – che già basterebbe a metter un freno a certi comportamenti. In una realtà come quella del centro, dove vivono tante persone senza lavoro, si avverte sempre un po’ di timore, soprattutto per il rischio di scippi».
Un fenomeno confermato da Paolo Seghetti del bar enoteca Vacchetta, che racconta di aver visto, talvolta, in piazza Garibaldi, gruppi di ragazzi intenti a studiare la situazione per tentare scippi e borseggi. «Due anni fa – dice – quando l’ex vigile Oliveri venne a propormi di firmare per le telecamere dissi di no. Oggi mi sono un po’ ricreduto, perché se la situazione non è peggiorata di certo non è neanche migliorata. D’estate soprattutto, quando in centro gira gente fino a tardi, si ha spesso la sensazione che possa succederti qualcosa senza che nessuno se ne accorga. Un po’ di timore c’è sempre, soprattutto la paura che qualcuno ti faccia del male. Non so se le telecamere sono la soluzione: di sicuro servirebbero più controlli perché ultimamente non vediamo mai nessuno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google