Sicurezza
La pedana non funziona disabile a terra e ritardi
PONTEDERA. Succede ancora. Lei, sessantenne e con il deambulatore che vuole salire a bordo del bus navetta, ma la pedana non funziona. Solo il mezzo che arriva dopo, in sostituzione, riesce a farla...
PONTEDERA. Succede ancora. Lei, sessantenne e con il deambulatore che vuole salire a bordo del bus navetta, ma la pedana non funziona. Solo il mezzo che arriva dopo, in sostituzione, riesce a farla salire. È una sorta di remake. Stessa scena, solita persona, medesima piazza Gronchi: accade pure lo scorso 9 novembre.
«Anche io come gli altri utenti ho diritto a salire sul bus: vorrei essere in grado di andare dove voglio, ma queste navette presentano sempre il solito problema», stufa, ma battagliera è Iolanda Trogu. Intorno a mezzogiorno sta aspettando la navetta, alla fermata, appoggiata al suo ormai inseparabile deambulatore: il bus arriva. L’autista, molto disponibile e solerte, comincia a fare la procedura che serve per «abbassare le sospensioni e far uscire la pedana», spiega il giovane, che guida bus dal 2008. Una volta, due, tre. «C’è poco da dire, la pedana non funziona: la signora ha ragione, ma io più di così non posso fare. L’unica soluzione, adesso, è chiamare la nostra officina e aspettare».
L’autista chiama. «Questo autista è molto disponibile e non accade sempre: mi dispiace per le persone che adesso sono costrette a ritardare, ma anche io ho i loro stessi diritti», continua Trogu. Qualcuno degli utenti mormora, in modo soft. Si mette in evidenza che «anche noi abbiamo impegni da onorare, capiamo la signora, ma pure noi abbiamo il diritto di non ritardare», polemizza qualcuno. I disservizi dell’azienda, in questo modo, non fanno altro che generare polemiche tra l’utenza. «Questa cosa non deve accadere, l’unica cosa da fare è che queste pedane funzionino», fa osservare un altro passeggero.
Dopo una ventina di minuti arriva direttamente un altro bus navetta, questa volta con la pedana funzionante. «Un mezzo pubblico prima di cominciare la sua giornata di lavoro dovrebbe essere controllato», chiude Iolanda Trogu.
Francesca Suggi
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