Il dolore
La Asl perde le tracce di mille arredi sanitari
Letti, televisori, sedie, armadi: dovevano essere nella struttura del Morel 2 «Ad oggi là non ci sono, impossibile ricostruire le operazioni di sgombero»
VOLTERRA. Forse sono stati depositati nel complesso di Poggio alle Croci.Magari furono rottamati nel 2008 perché fuori uso, quando i padiglioni dell’ex manicomio vennero svuotati in vista della stipula del contratto preliminare per la vendita al magnate anglo indiano. Nel marasma delle supposizioni, l’unica certezza è che di quei 1300 oggetti di arredo sanitario e attrezzature non c’è più traccia. Si tratta di comodini, sedie da pranzo, sedie a barra, armadi porta abiti, letti di degenza, televisori, lavapadelle, specchi, deambulatori, lettini fisioterapici, scaffali, cucina con piastre, lavastoviglie, forni, frigoriferi.
L’unica tracciabilità di questi beni della Asl, quasi tutti di fine anni Novanta, è cartacea: e non svela la loro location attuale, bensì conferma che non si sa dove sono andati a finire.
Nel maggio scorso l’ufficio gestione economiche e finanziarie della Asl chiede notizie della mole di attrezzature alla responsabile di zona, per l’Alta Valdicecina, Sabina Ghilli: si parla di 1300 cespiti assegnati alla struttura del Morel 2.
Il direttore della Società della Salute risponde, con nota protocollata il 18 settembre che «ad oggi non risultano a carico del centro e si precisa di non essere in grado di poter ricostruire i passaggi che potrebbero aver portato ad assegnare arredi e strutture dell’azienda». Ghilli sottolinea ancora: «Di non disporre della documentazione utile alla ricostruzione delle operazioni di smaltimento». Nel documento si ricorda alla Asl che l’ultima operazione di smaltimento risale al 2008, quando l’azienda ha dovuto liberare con urgenza i magazzini situati nelle aree di vendita di Poggio alle Croci. Ghilli scrive ancora, il 30 settembre che «si può ipotizzare che i beni, assegnati al Morel 2, siano stati presumibilmente depositati in uno dei fabbricati vuoti di Poggio alle Croci». E conferma che «ad oggi risulta impossibile recuperare la documentazione utile alla ricostruzione delle operazioni di smaltimento». La corrispondenza tra Asl e la responsabile di zona Sabina Ghilli continua. Questa volta dopo un faccia a faccia con l’ufficio tecnico, rispetto ad eventuali aspetti di memoria storica del patrimonio. «Possiamo comunicare che i cespiti in questione non presentano aspetti o caratteristiche tali da poter essere considerati testimonianze della storia tecnica e sanitaria del presidi dell’azienda ed essere pertanto conservati nei locali del museo allestito nell’ex reparto Lombroso». A questo punto la Asl dispone di dismettere dal patrimonio mobiliare aziendale questi beni smarriti e «di dare atto che non ci sono cespiti che riportano un valore contabile residuo al 31 dicembre 2012».
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