Sicurezza
Sul faro votivo il Comune si dissocia dal Comitato
SAN MINIATO. L’amministrazione di San Miniato si dissocia dal Comitato del faro. Il Comune prende le distanze, dopo le polemiche legate alla cerimonia del 29 settembre per la collocazione del...
SAN MINIATO. L’amministrazione di San Miniato si dissocia dal Comitato del faro. Il Comune prende le distanze, dopo le polemiche legate alla cerimonia del 29 settembre per la collocazione del discusso faro votivo all’interno della Rocca. Cerimonia preceduta da due giorni di festa a cura del Comitato promotore, che aveva montato il faro sopra un’impalcatura lasciandolo acceso nella serata di venerdì 27. Il tutto, precisa la giunta, «senza autorizzazione», e a dispetto delle «rassicurazioni fornite dagli stessi organizzatori». Soltanto il giorno prima, infatti, cinque consiglieri di maggioranza avevano portato la questione in consiglio, chiedendo espressamente un divieto all’accensione del faro, e mettendo di fatto in evidenza il contrasto tra una parte del Pd e la sua giunta, chiamata in causa per un’apertura sul “caso” faro considerata inopportuna. Una questione che in realtà nasconde altri scenari, ma che comunque, alla fine, ha costretto al giunta ad una presa di posizione. A leggerla, in consiglio comunale, è stata la vicesindaco Chiara Rossi, che il 29 settembre aveva presenziato alla cerimonia. «Questa amministrazione – ha ricordato Rossi – ha ritenuto che la collocazione all’interno della Rocca fosse da considerare come la chiusura di un capitolo della storia di San Miniato lacerata da polemiche ultradecennali. Al di là della divisione della memoria sull’utilizzo del faro, l’amministrazione, in coerenza con gli indirizzi espressi dal consiglio comunale, ha ritenuto appropriata una collocazione museale di questo oggetto, rappresentativo di momenti significativi della storia del nostro paese e della nostra comunità: dal ruolo delle associazioni combattentistiche fino al fascismo, alla seconda guerra mondiale e alle relazioni tra Italia e Germania nel periodo della guerra fredda». Quanto avvenuto durante la cerimonia, però, contrasterebbe con la linea dell’amministrazione: «Dobbiamo tuttavia precisare – prosegue Rossi - che il Comitato promotore ha provveduto all’accensione del faro in evidente contrasto con quanto deciso dal consiglio comunale che, si rammenti, è l'organo sovrano, le cui decisioni valgono erga omnes. L’accensione, nonché il montaggio di un’impalcatura, per cui non era stata né chiesta né concessa alcuna autorizzazione, sono avvenuti nonostante avessimo avuto rassicurazioni al riguardo da parte degli organizzatori. L’amministrazione quindi non condivide, e se ne dissocia, le espressioni polemiche usate dal Comitato contro consiglieri comunali che hanno esercitato un loro diritto-dovere, chiedendo informazioni e esprimendo indirizzi sulla collocazione del faro». (g.p.)
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