Attenzione
Quel contratto d’affitto mai formalizzato con l’Asl
In uno degli appartamenti di cui il Comune chiede la restituzione all’azienda abita l’assessore Paolo Moschi, scambio di lettere iniziato nel 2009
VOLTERRA. C’è un retroscena imbarazzante nella vicenda che vede il Comune impegnato in una battaglia legale contro l’Asl per tornare in possesso di alcuni immobili passati in gestione all’Asl ormai da tempo. In uno di questi alloggi abita l’assessore Paolo Moschi. E il contratto di affitto di questo appartamento deve essere regolarizzato da quando è scaduto. Anzi, da qualche tempo e soprattutto dopo la morte del padre dell’assessore che era affidatario dell’alloggio, il contratto di locazione non è stato formalizzato come invece avrebbe dovuto. L’imbarazzo è facile da comprendere considerato anche che Moschi fa parte della giunta che ha aperto il contenzioso con l’Asl.
Per comprendere la storia è necessario fare un passo indietro al 1984. Dopo la deliberazione numero 114 del primo marzo di quell’anno dell'allora giunta municipale di Volterra, il 25 maggio dello stesso anno il Comune con scrittura privata ha concesso in affitto a Marcello Moschi, padre dell’assessore, un quartiere di proprietà comunale, di circa 90 metri quadrati da utilizzare dopo avere fatto alcuni lavori come civile abitazione. Il canone era di 42.123 lire mensili assoggettabile alle rivalutazioni Istat. Gli oneri per adattare l'immobile a civile abitazione erano stati fissati a carico del Comune. Le opere murarie e la manutenzione straordinaria erano invece a carico del locatario con recupero delle spese sostenute mediante scomputo dell’affitto per tutto il tempo che sarebbe stato necessario ad estinguere il credito dell’affituario nei confronti del Comune. E cioè per 39.367.097 delle vecchie lire, secondo un preventivo di spesa approvato dal Comune stesso. Nel 2000 il Comune ha passato la gestione dell'appartamento dei Moschi all'Asl insieme ad altri immobili, quelli oggi al centro del contenzioso. A dicembre dello stesso anno l’Asl ha comunicato a Moschi che avrebbe venduto l’immobile (anche se poi non lo ha fatto). Ovviamente i Moschi avevano diritto ad esercitare la prelazione e potevano acquistare l’appartamento in un tempo massimo di quaranta giorni. Nell’ottobre 2001 Paolo Moschi ha cominciato ad occuparsi dalla questione e ha chiesto di poter esercitare il diritto di prelazione: insomma era pronto a fare la trattativa per l’acquisto dell’appartamento. Da questo momento le cose si sono complicate anche se di fatto, come risulta dagli atti, la situazione si è “congelata” e negli anni non sono stati registrati passi in avanti. Il 5 ottobre 2009 l’Asl ha però inviato a Moschi la disdetta del contratto di locazione alla prima scadenza di legge che era quella del maggio 2011. A questa scadenza il credito di Moschi nei confronti della Asl era ancora di circa 6.550 euro, poichè è irrisoria la cifra di scomputo annuale. Nel frattempo il padre di Moschi è morto, la moglie ed il figlio hanno continuato a vivere nell'immobile anche se di fatto un vero contratto di locazione non è mai stato formalizzato. Nè è stato trovato l’accordo per la vendita. A luglio scorso l’Asl gli inviato un’ ultima comunicazione invitandolo ancora una volta a legittimare in qualche modo i rapporti con la Asl, allegando alla nota anche una bozza di un contratto di comodato modale. A quanto pare non ci sono state risposte. Se la gestione dell’appartamento tornasse al Comune, come chiede la giunta, tutta questa vicenda risulterebbe ancora più singolare.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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