La protesta
Un’alleanza con i conciatori per salvare i tesori artistici
L’esempio di Della Valle (Tod’s) con il Colosseo potrebbe essere imitato in piccolo da San Miniato La proposta è del vescovo Tardelli: «Le nostre due eccellenze, cultura e industria, devono unirsi»
SAN MINIATO. Le eccellenze tricolori si devono abbracciare e far gruppo per togliere dalle secche la nave "Italia". Se in grande, a Roma, la Tod's di Della Valle è in grado di stanziare 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, nel piccolo, nel comprensorio del Cuoio (San Miniato in testa), l'industria conciaria potrebbe benissimo stringere una partnership con Comune, Diocesi e Ministero dei Beni Culturali per la ristrutturazione e la valorizzazione di tanti tesori artistici dimenticati e poco fruiti dai turisti a causa della mancanza di fondi a disposizione. La proposta è sicuramente degna d'attenzione e viene dal leader della Chiesa locale, dal vescovo di San Miniato monsignor Fausto Tardelli, protagonista di un lungo tour tra le concerie del territorio insieme al presidente della Provincia Andrea Pieroni, al sindaco del Comune di San Miniato Vittorio Gabbanini, al vicesindaco del Comune di Castelfranco di Sotto Gabriele Toti, al presidente della Cassa di Risparmio di San Miniato Alessandro Bandini e a quello della Fondazione Carismi Antonio Guicciardini Salini. «È indiscutibile – ha affermato il vescovo – che sul nostro territorio esistano due eccellenze fondamentali. Da un lato, quella rappresentata dall'industria e dall'artigianato della concia e del cuoio, famosa in tutto il mondo, dall'altro quella del grande patrimonio artistico che deve essere salvaguardato e valorizzato adeguatamente. Alla luce della sempre maggiore ristrettezza di risorse finanziarie a disposizione da parte dello Stato e degli enti locali, penso che i beni culturali possano attivare un circuito virtuoso insieme agli imprenditori e agli artigiani. Prossimamente, è mia intenzione parlare di questo coi responsabili delle associazioni conciatori, perché se i nostri tesori artistici saranno rimessi a posto e diventeranno maggiormente appetibili, a risentirne positivamente saranno in primo luogo il movimento turistico e gli stessi prodotti lavorati dagli imprenditori locali».
La proposta di monsignor Tardelli ha subito trovato l’attenzione dello stesso sindaco Gabbanini e del presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola Giuseppe Volpi.
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