Il Tirreno

Pontedera

Imu, salta l’aumento: ritirate le delibere

di Emilio Chiorazzo
Imu, salta l’aumento: ritirate le delibere

Dietrofront dei consigli comunali per evitare che a pagare i ritocchi delle aliquote sulla prima casa fossero i cittadini

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PONTEDERA. Una delibera ritirata all’ultimo istante, per non far pagare una parte di Imu - anche per la prima casa - ai cittadini. Così la giunta di Pontedera, ma anche quella di Calcinaia e di tutti gli altri Comuni del Pisano, della Valdera e della zona del Cuoio, sul filo di lana, hanno deciso di non gravare ancor di più nelle tasche della gente. La decisione di ritoccare le aliquote dell’Imposta municipale sugli immobili, era nata all’improvviso, dopo la protesta corale che i sindaci e gli amministratori dei Comuni della provincia pisana, avevano messo in atto contro l’incertezza normativa di quest’anno. Avevano deciso due azioni: una lettera al presidente del consiglio Enrico Letta, per sottolineare il disappunto sul meccanismo che ruota quest’anno intorno all’Imu e - prima della scadenza del 30 novembre - il ritocco delle aliquote che riguardavano la prima casa. «Un atto politico – ha spiegato l’assessore al bilancio del comune di Pontedera Marco Papiani – perché volevamo far capire che il meccanismo del fondo di solidarietà, con cui si trasferiscono i soldi dell’imposta, non è corretto».

Come funziona. Lo Stato ha deciso di istituire un Fondo di solidarietà, in modo da aiutare i Comuni che hanno meno entrate dall’Imu, trasferendo loro una parte degli incassi di chi, invece, dagli immobili comunali ha maggiori entrate. «In questo modo i Comuni meno virtuosi vengono aiutati da quelli maggiormente virtuosi – prosegue Papiani – ma non si tiene conto, ad esempio che chi incassa più soldi è perché ha più immobili e a questi deve erogare più servizi. E poi c’è l’altro aspetto: questo meccanismo riguardava la aliquota prima casa. Ma non si è pensato di fare i calcoli sull’aliquota base, del 4 per mille. Così chi ha aumentato le aliquote nel corso del 2013, a questo punto, si trovava ad avere più trasferimenti dal fondo di solidarietà, con la consapevolezza che quegli aumenti non sarebbero caduti sui cittadini, visto che l’Imu sulla prima casa è abolita».

La corsa all’aumento. Il motivo che ha scatenato, nei Comuni della nostra zona, la corsa all’aumento delle aliquote, è data soprattutto dall’indecisione di quest’anno. Che Papiani spiega con l’esempio del suo Comune. «Sui trasferimenti siamo andati avanti a suon di acconti – spiega – e a ottobre i soldi che avremmo dovuto avere, s’aggiravano intorno agli ottocentomila euro. Pochi giorni dopo, però, la sorpresa, il ministro delle Finanze ha rivisto sia il fondo di solidarietà del 2013 che quello sperimentale di riequilibrio per l’anno prima. E abbiamo scoperto che avremmo dovuto dare seicentomila euro». Fatti due conti, l’aumento dal 4 al sei per mille dell’aliquota per la prima casa, porterebbe nelle casse del Comune circa 1,4 milioni di euro. «Qualche Comune anche grande come Verona – dice Papiani – ha aumentato in questi giorni, l’Imu, per avere più trasferimenti. Ma dopo aver criticato il metodo, avevamo deciso di farlo anche noi».

I paletti. Invece, proprio ieri, la Legge di stabilità ha trovato una soluzione diversa: tutte le aliquote aumentate nel 2013, per la differenze di crescita, saranno pagate al 50% dai cittadini e per l’altra metà dal Fondo di solidarietà. «Alla luce di questo – conclude Papiani – pur non essendo soddisfatti lo stesso per il ricorso al Fondo, non possiamo permettere che a pagare siano i cittadini. E abbiamo annullato le delibere che dovevano essere discusse in consiglio comunale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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