Attenzione
Spuntano le armi dell’Anonima sarda
Pistole e esplosivi in un bidone nascosto tra la vegetazione: un cacciatore li ha visti. Forse risalgono agli anni dei rapimenti
C. Boschi fitti, grotte, sentieri impervi sulle colline lontane da centri abitati. Non è la prima volta che Volterra e la Valdicecina vengono associati alle indagini sui sequestri di persona. Il caso che ha suscitato maggiore clamore è stato quello di Augusto De Megni. Durante il sequestro, il bambino fu tenuto nascosto in una grotta nella zona di Volterra. Siamo negli anni Novanta: il rapimento avvenne la sera del 3 ottobre 1990 quando quattro banditi armati e con il volto coperto da passamontagna fecero irruzione nella villa del padre a Perugia. La richiesta dei sequestratori fu di 20 miliardi di lire (circa 10 milioni di euro) e arrivò solo dopo 48 giorni dal sequestro. Il riscatto non fu pagato, De Megni fu liberato dai Nocs. Un rapimento legato all’Anonima sarda, di cui altre volte nel passato sono venuti alla luce pericolosi intrecci con la Valdicecina, come dimostrano le indagini su alcuni sequestratori che si sarebbero nascosti nel Volterrano. A quegli anni, all’incubo dei rapimenti di persona a scopo di estorsione, riporterebbe un ritrovamento di armi, munizioni ed esplosivo avvenuto nei boschi di Castelnuovo Valdicecina. Il primo a rendersi conto che tra la vegetazione c’era qualcosa di insolito è stato uno dei cacciatori che era impegnato in una battuta di caccia a Montecastelli, in località la Paganina. Un luogo suggestivo, l’ideale per percorsi naturalistici e trekking. Ma anche ricco di boschi nascosti e non sempre facili da raggiungere. In uno di questi boschi, l’altra sera, un cacciatore ha trovato un bidone sospetto. Certamente l’uomo non pensava che al suo interno ci fossero armi pericolose, due pistole - una Smith&Wesson 357 e una Beretta calibro 7,65 – centinaia di munizioni e anche un quantitativo abbastanza consistente di esplosivo da cava. I cacciatori, nel bosco c’erano più cinghialai, hanno chiesto l’intervento dei carabinieri della compagnia di Volterra per segnalare l’insolito ritrovamento. Dopo pochi minuti, giusto il tempo di attivare le pattuglie in servizio in una zona vasta e con punti abbastanza isolati, nel bosco sono arrivati i carabinieri che hanno poi attivato anche gli artificieri dopo avere informato la Procura di Pisa. Armi e munizioni sono state sequestrate, l’esplosivo è stato messo in sicurezza, pare sia stato fatto brillare in una cava della zona. Il cacciatore che ha ritrovato le vecchie armi è stato a lungo sentito in caserma e, come lui stesso ha spiegato più volte, mai avrebbe pensato che il bidone nascondesse armi e munizioni.
I carabinieri mantengono la massima riservatezza sull’esito delle indagini. Si sa solo che si tratta di armi vecchie, abbandonate da tempo. Nessuna ulteriore notizia è stata fornita sulla loro provenienza. Sul ritrovamento sono comunque in corso una serie di accertamenti, in particolare sulle due pistole. La prima impressione, anche se non ci sono state conferme ufficiali, è che possa trattarsi di materiali abbandonati durante gli anni dei sequestri. Solo una prima ipotesi che avrà bisogno di tempo per trovare eventuali conferme. Nel 1999 Volterra è stata al centro di una serie di perquisizioni disposte per scardinare una possibile rete organizzativa sospettata di preparare un nuovo sequestro di persona. Le indagini, coordinate dalla procura di Firenze, partirono anche in quell’occasione dall’attività di monitoraggio nell'ambiente del gruppi di sardi residenti in Toscana, in qualche modo collegati con Giovanni Farina e Attilio Cubeddu, i sequestratori dell'imprenditore Giuseppe Soffiantini. Più volte, tra l'altro, anche durante l'ultimo periodo della prigionia dell'imprenditore, si decise di passare al setaccio proprio il Volterrano.
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