Sicurezza
Senza le slot è meglio, i bar non si pentono
Alla vetrina del Barrito in piazza Cavour spunta pure l’adesivo del movimento il gestore: «Bello non vedere più bambini vicino ai genitori che giocano»
PONTEDERA. Un taglio netto col passato. Quelle scene di bambini costretti a guardare e ad aspettare, con un dolcetto in mano, genitori che inseriscono un gettone dopo l’altro, a caccia del jack pot sono solo un ricordo. «Un brutto ricordo», sottolinea convinta Antonella, titolare insieme a Giovanni Berti, della nuova era del Barrito, in piazza del Comune. Detto, fatto: il bar nel centro di Pontedera toglie, mesi fa, le slot ereditate dalla precedente gestione. Non è la sola attività a Pontedera che sceglie di mettere un freno alle scommesse “a cielo aperto”. Dietro al bancone del Barrito nessuno se ne pente. «Premetto che i guadagni in fondo al mese sono minori, considerato quanta gente gioca alle slot, ma siamo felicissimi di aver preso questa decisione», continuano. Nessuno stigmatizza chi decide di stare incollato alle macchinette mangia soldi per ore: questione di scelte e voglia di atmosfere diverse, dove non ci sia commistione tra chi beve un caffè e fa due chiacchiere e il tintinnio di monete. «Sono soprattutto contenta di non vedere più adulti giocatori, che si portano dietro i propri figli». Il Barrito mette in evidenza la sua scelta: in vetrina l’adesivo del Movimento nazionale No-slot è in bellavista. È un “contrario convinto” della caccia al jackpot anche Andrea Senesi, al timone del Caffè degli artisti di via Vittorio Veneto a Pontedera. Caffè, atmosfera, sapori dell’era “pre slot” dominano e il titolare è assolutamente felice. «Dico che chi si vuol rovinare col gioco d’azzardo è libero di farlo, ma io non voglio essere partecipe di questo meccanismo», premette. Anche per lui gli incassi, da quando ha tolto le macchinette, sono calati. «Ci stiamo impegnando su altri fronti, tipo la musica dal vivo, le mostre d’arte, gli intrattenimenti e va bene comunque, regalando atmosfere genuine dei locali dell’era pre slot, dove la socialità è al centro». Senesi si guarda indietro, a quelle sere che faceva fatica a chiudere per colpa di quegli scommettitori che non se ne volevano andare. «Magari ci avevano buttato un sacco di soldi, io dovevo chiudere e loro si ostinavano a volerci giocare ancora, in attesa della vincita: un incubo». Anche al Micky’s bar di via Roma le macchinette mangiasoldi hanno le ore contate. «A fine anno ci scade il contratto e le togliamo: ne abbiamo due e non è vero che rendono così tanto, almeno per noi. E poi non voglio agevolare chi si vuole rovinare con le scommesse», chiudono.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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