Il Tirreno

Pontedera

l’archivista della diocesi

«All’epoca la scomunica cessava alla morte del papa»

«All’epoca la scomunica cessava alla morte del papa»

SAN MINIATO. La San Miniato ghibellina, imperiale, caposaldo degli Svevi nel bel mezzo della Toscana. La San Miniato che adesso si scopre anche nemica della chiesa di Roma, bersaglio di una scomunica...

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SAN MINIATO. La San Miniato ghibellina, imperiale, caposaldo degli Svevi nel bel mezzo della Toscana. La San Miniato che adesso si scopre anche nemica della chiesa di Roma, bersaglio di una scomunica del 1267 in compagnia di Pisa, Siena, Grosseto e Verona. La notizia arriva dagli archivi segreti vaticani, dove si conserva una bolla di scomunica a firma del papa Clemente IV, che in teoria, in assenza di successivi atti di revoca, graverebbe ancora oggi sulla città della Rocca.

Siamo nel momento decisivo dello scontro finale tra guelfi e ghibellini, con la calata in Italia dell’ultimo rampollo degli Svevi, lo sfortunato Corradino, arrivato per reclamare il regno di Sicilia contro il re di Francia Carlo d’Angiò, a cui lo stesso pontefice aveva offerto il meridione per contrastare il potere imperiale sulla penisola. Da qui la scomunica del 1267, contro le cinque città “che – scrive il papa – non può dubitarsi abbiano prestato favore a Corradino”. Scomunica che maledice “nel presente e nel futuro” anche gli stessi sanminiatesi, augurando “che le loro donne vadano in perdizione” e che “periscano i loro figli per ferro, per fame, per fuoco”.

Una scomunica dalle motivazioni tutt’altro che pastorali. Una notizia accolta con sorpresa dallo stesso vescovo Fausto Tardelli, che ci consiglia di interpellare l’archivista della diocesi Graziano Concioni. «In quel momento di grandi turbolenze politiche le scomuniche erano all’ordine del giorno» spiega Concioni, che vuole approfondire la cosa. Non mi convince – spiega – che la scomunica citi direttamente San Miniato. Di solito venivano colpite le città, le sedi di diocesi, e all’epoca San Miniato faceva parte della diocesi di Lucca. Teniamo conto, inoltre, che i documenti superstiti di quel periodo hanno delle grosse lacune. Ad ogni modo tante scomuniche dell’epoca venivano lasciate cadere nel vuoto, si faceva finta di niente, magari semplicemente perché moriva quel pontefice». (g.p.)

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