La manifestazione
Crescono i malati di gioco e al Sert non c’è chi li cura
Servirebbe uno psicologo, ma è stato trasferito a un altro incarico La maggior parte di chi chiede aiuto all’Asl arriva dall’area della Valdera
PONTEDERA. Il gioco d'azzardo è considerato la terza industria italiana per fatturato. Slot, Gratta e vinci e concorsi a premi in generale sono la rovina di migliaia di famiglie. E la dipendenza di tante persone è alimentata dai nuovi giochi a risposta immediata, anche on line. Di gioco d'azzardo patologico e della necessità di leggi che mettano un freno a dilagare delle sale slot e al gioco d'azzardo più in generale si è parlato durante una tavola rotonda che si è svolta a Pontedera e che era stata promossa dall'Idv a cui ha partecipato anche don Armando Zappolini, impegnato a portare avanti la campagna "Mettiamoci in gioco" contro i rischi del gioco d'azzardo.
Anche la provincia di Pisa non si sottrae alla tendenza nazionale. I dati illustrati dal dottor Francesco Lamanna del Sert di Pisa, dicono che le richieste di aiuto negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale. C'è chi ha perso tutto, un lavoro, la casa, la famiglia. E chi, pur avendo ottenuto contributi sociali, li ha "versati" all’industria del gioco, finendo così per aumentare i suoi guai.
Sono 87 le persone che negli ultimi 5 anni si sono rivolte al Sert di Pisa (il servizio, per quanto riguarda il gioco, non è presente in Valdera). Di queste 4 non erano dell'Asl 5 di Pisa, 43 provengono dalla Valdera, 40 dalla zona pisana. Il Sert ne ha preso in carico 49 pur con non poche difficoltà organizzative. «Considerata la portata del problema ci vorrebbe un'azione corale delle istituzioni per affrontare il problema che è complesso come per tutte le dipendenze»,ha spiegato il responsabile del Sert.
Nonostante tutto questo le Asl non hanno le risorse necessarie per garantire al Sert la presenza di uno psicologo, che invece sarebbe necessario per il percorso di recupero di chi tenta di emergere dal tunnel del gioco. C'era fino a poco tempo fa ma è stato trasferito ad un altro incarico. La cura dei soggetti dipendenti da gioco non è compresa nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), cioè l'insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il servizio sanitario nazionale eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.Così ogni Sert non è obbligato a fornire questo tipo di assistenza, ma lo fa solo se è fortemente motivato, viste le poche risorse a disposizione. Quindi è ovvio che il servizio si basa sulla buona volontà dei gli operatori. È merso anche che l’età media di chi chiede aiuto, quando ormai la situazione è precipitata e i debiti accumulati mettono a rischio anche le famiglie, è tra i 40 e i 50 anni. L'identikit delle persone affette da Gap, la sindrome da gioco d'azzardo patologico, ci dice pure che la maggior parte di loro ha un lavoro che spesso viene messo in pericolo dalla passione sfrenata per il gioco.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
