Sicurezza
Sulle centrali del 118 si fa sentire la protesta dei medici
I sindacati dei dottori spostano l’attenzione non tanto sul numero delle sale operative quanto sui modelli riorganizzativi che la Regione vorrà attuare e dei quali non si conoscono i contenuti
La Regione non riesce a trovare la formula giusta per riorganizzare le centrali dell’emergenza sanitaria 118. Da mesi il problema viene rinviato e ieri i sindacati dei medici si sono ritrovati a Firenze per protestare e invitare la Regione a presentare il piano di riorganizzazione. «Non una, tre o sei centrali saranno sufficienti a garantire il sistema 118 toscano se non si pensa a realizzare un sistema di emergenza urgenza attuale e sostenibile », hanno spiegato i sindacati. Se prima la Regione non dirà come deve essere organizzato il lavoro delle maxi-centrali è inutile, è stato detto, far circolare voci sul numero delle centrali operative.
«Serve un sistema 118 organizzato all'interno del Dipartimento Emergenza Urgenza in scala aziendale composto da CO118, sistema territoriale, Medicina d'Urgenza e accettazione, dove lavora un medico, dipendente e specialista di area, competente ed abile nella gestione di tutte le fasi di processo assistenziale in tutte le fasi del percorso di rete sia intra che extraospedaliero».
Pochi giorni fa l’assessore regionale alla salute Luigi Marroni ha annunciato che entro il 2016 le centrali del 118 passeranno da 12 a 3, affiancate da altre tre dedicate solo al trasporto sanitario ordinario. Ma delle caratteristiche del servizio prestato al cittadino dopo la riorganizzazione, i medici non sanno niente: questo è stato ribadito anche a Firenze questa mattina (22 novembre).
A suo tempo, i sindacati avevano chiesto alla Regione di definire un modello uguale per tutta la Toscana.
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