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Ora inizia la “fase due”: trovare gli acquirenti

di Giacomo Pelfer

CASTELFRANCO DI SOTTO. C’è stato un momento, nella vertenza Lorbac, in cui tutto è cambiato dall’oggi al domani, e dalla rigidità assoluta si è passati ad una vera disponibilità. I sindacati...

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CASTELFRANCO DI SOTTO. C’è stato un momento, nella vertenza Lorbac, in cui tutto è cambiato dall’oggi al domani, e dalla rigidità assoluta si è passati ad una vera disponibilità.

I sindacati ripercorrono passo passo la trattativa, nella certezza che la mobilitazione e l’unità dei lavoratori siano state le chiavi vincenti per arrivare all’accordo siglato lunedì al tavolo provinciale. Un primo obiettivo, inseguito da più di due mesi, che adesso apre le porte ad una seconda fase più ambiziosa e più complessa, nella speranza che privati e aziende terze si facciano avanti per dare un futuro al calzaturificio.

I dettagli. Dopo l’accordo di lunedì, la questione passa nelle mani del Tribunale, che nell’arco di pochi giorni dovrebbe autorizzare la chiusura della procedura di mobilità e l’apertura della cassa integrazione straordinaria per i 63 lavoratori interni all’azienda. Per chi ne farà richiesta, però, soprattutto per chi ha trovato possibilità di lavoro altrove, sarà possibile tornare alla mobilità su base volontaria. Nel frattempo la procedura di concordato proseguirà il proprio iter, che comunque non si concluderà prima di marzo. Tuttavia, essendo in cassa integrazione, i lavoratori possono finalmente rivolgersi agli istituti di credito che hanno stipulato accordi con Provincia e Regione per richiedere un anticipo delle spettanze.

Il percorso. «Sono stati due mesi e mezzo complicati – ricordano Domenico Contino della Cgil e Luca Calastri della Cisl –. La svolta è stata possibile grazie alla volontà dei lavoratori, alla loro mobilitazione, unita all’attività del tavolo provinciale diretto dall’assessore Romei, all’impegno dei Comuni, della Regione, fino agli organi nazionali che si sono interessati del caso, senza dimenticare il prefetto e la direttrice dell’Ufficio provinciale del Lavoro, che con discrezionalità hanno persuaso la controparte ad un’ulteriore riflessione, proprio quando il filo della trattativa sembrava rompersi». «Eravamo a un passo dalla rottura dopo il primo giorno di tavolo provinciale (giovedì 7 novembre) – rivela Contino –. Già il giorno dopo, però, si è avvertito un cambiamento di impostazione». Massimo Cucchiara e Patrizia Bartolommei della Rsu esprimono quindi il proprio «ringraziamento ai sindacati, all’amministrazione e a tutte le istituzioni, ma anche ai cittadini – dicono – che in questi giorni si sono fermati davanti all’azienda con noi. È stata una protesta civile, composta e soprattutto unita».

Il futuro. Messa da parte la soddisfazione, però, inizia da subito la “fase due” per trovare qualcuno pronto a rilevare l’attività. «Siamo a conoscenza – dice Contino – di alcuni imprenditori, anche di zona, che in questi mesi hanno ripetutamente chiesto verifiche sulle condizioni per portare avanti l’azienda. Adesso chiediamo a queste persone di farsi avanti, perché il tempo in questi casi non è neutro, sia per le professionalità che potrebbero trovare nuovi posti di lavoro, sia per i macchinari».

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