Sicurezza
Accordo per il Lorbac: sì alla cassa integrazione
CASTELFRANCO DI SOTTO. La fumata bianca è arrivata solo nel tardo pomeriggio di ieri, poco prima delle 20, dopo un’altra lunga giornata di trattativa. È la buona notizia che i lavoratori del Lorbac...
CASTELFRANCO DI SOTTO. La fumata bianca è arrivata solo nel tardo pomeriggio di ieri, poco prima delle 20, dopo un’altra lunga giornata di trattativa. È la buona notizia che i lavoratori del Lorbac aspettavano da mesi, rimbalzata da Pisa a Castelfranco nel giorno del patrono San Severo. È stato firmato, finalmente, l’accordo per la richiesta di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori del calzaturificio. Un obiettivo che sembrava ormai tramontato fino a poche settimane fa, alla vigilia del tavolo di vertenza provinciale, poi rilanciato grazie alla mobilitazione dei dipendenti e agli sforzi istituzionali, a vari livelli, che alla fine hanno convinto la stessa proprietà ad un cambio di rotta decisivo. Significativa, infatti, la presenza all’incontro di ieri anche del patron Loriano Bachini. Dopo una posizione inizialmente molto dura, la trattativa è riuscita nelle ultime settimane a sgombrare il campo dai dubbi e dalle perplessità del commissario giudiziale e dei legali dell’azienda. L’accordo prevede adesso la chiusura della procedura di mobilità e la richiesta per la cassa integrazione di un anno, che dovrà essere autorizzata dal tribunale, con la possibilità, tuttavia, di un ritorno alla mobilità su base volontaria, soprattutto per quei lavoratori che troveranno opportunità presso altre aziende. L’accordo, comunque, vale esclusivamente per i 63 dipendenti assunti all’interno della fabbrica e non per le 22 lavoranti a domicilio. Soddisfatta l’assessore provinciale al lavoro Anna Romei: «Soprattutto – dice - se pensiamo da dove eravamo partiti: era la prima volta che mi trovavo di fronte a posizioni così rigide. Alla fine, però, da parte dell’azienda, c’è stata una presa in considerazione più approfondita degli strumenti di ammortizzazione sociale. Si è capito che potevano esserci strade diverse con rischi relativi. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle istituzioni, è passata l’idea che di fronte a certe situazione non era possibile restare così giuridicamente rigidi». (g.p.)
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