Sicurezza
Se la Vespa torna a fare Primavera, amarcord di un mito
Dopo trent’anni rientra in produzione lo scooter Piaggio e la tecnologia va a braccetto con la nostalgia
BARCELLONA. Se eri un fighetto ce l'avevi di quel marrone metallizzato a cui soltanto i geni creativi del marketing riescono a dare un nome, o blu scura, con la sella rigorosamente beige; altrimenti la scelta era quasi obbligata: bianca, e sella nera. Poche le alternative cromatiche: un po' di rosso, un po' di celeste. Il resto? Merce rara, più d'un politico coerente o uno scudetto vinto - allora come adesso - da una squadra diversa da Juve, Milan o Inter. L'altra differenza sostanziale era il suo stato: pulitissima, senza un graffio, splendente come il sorriso ultrawhite d'una star di Hollywood, o "vissuta", con più rughe d'un capotribù indiano. Che tu la guidassi indossando l'eskimo, il bomber o un capino firmato, uomo o donna che fossi, il vero complemento della tua personalità era lei, così uguale e così diversa da tutte le altre "gemelle". Semplicemente, eri il tizio, o la tizia, con "quella" Primavera. Quella con l'adesivo della Lacoste o la foglia di marijuana sullo scudo (il dilemma era se metterli alla sinistra o alla destra del logo Piaggio); quella senza il cofano con lo sportellino, sulla fiancata; con lo specchietto cromato in stile Quadrophenia o la leva della frizione (o del freno anteriore) spezzata a metà, che restava tale a vita, una volta che eri caduto e l'avevi "ferita". Era lei - con i suoi "segni particolari", le sue cicatrici - la tua vera carta d'identità.
Figlia dei fiori. È stato così da subito. Ovvero dal lancio, nel lontano e iconico 1968. L'anno cui Frank Sinatra incide "My way" e Jimi Hendrix viene arrestato in un hotel di Stoccolma, il colpo di fucile partito dalla mano assassina di James Earl Ray spegne l'utopia pacifista di Martin Luther King, esce nelle sale "2001 Odissea nello spazio". E, soprattutto, l'anno della voce data ai giovani, delle rivolte studentesche, della nascita del fenomeno culturale (il Sessantotto, appunto) che ha rivoluzionato i costumi sociali in Italia e in Europa. Piccola, maneggevole e scattante, Vespa Primavera - fortunata evoluzione del progetto geniale ideato da Corradino D'Ascanio nel 1946, mezzo di locomozione "povero" per l'Italia che rialzava la testa dopo le distruzioni della guerra - diventa uno dei modelli più longevi e amati nella storia della Casa di Pontedera, uno status (e uno style) symbol apprezzato da ragazzi e ragazze di ogni estrazione sociale.
Fenomeno di costume. La Primavera è un modo di essere, più che un modo per muoversi. Il segreto del successo sta forse nelle sue forme, derivate dal cinquantino, al quale si affianca con un carattere e una personalità forti, elevandosi al ruolo di eroina d'una stagione indimenticabile: due ruote e un motore a disposizione del mondo che cambia. Accende la fantasia con campagne pubblicitarie (per l'epoca) dagli slogan avveniristici e richiami a estati spensierate. Messaggi come "Le Sardomobili ti rubano la vita, fa prima chi Vespa", concorreranno ad alimentare un'immagine di libertà, ribellione e anche, velatamente, di trasgressione. "Chi Vespa mangia le mele", ammiccava un'altra pubblicità del momento, mentre "chi non Vespa più si fa le pere" ammoniva un giovane Vasco Rossi, tirando in ballo la fragilità di una generazione che anziché inforcare una Vespa "e andare in giro per i colli bolognesi", come avrebbero intonato vent'anni più tardi i Luna Pop, rendendo omaggio all'altrettanto mitica Special, si autoflagella con l'eroina.
Moda, locali vip e dintorni. Fra la fine dei Sessanta e i Settanta la "vespetta stilosa" sta davanti ai licei e ai bar più "in" di ogni città - la cilindrata è 125 e si guida già a sedici anni - e trascorre l'estate in Capannina, in Versilia, sulla costa ligure e nelle altre località di mare più alla moda del Paese. A torto o a ragione, chi ama e guida questa versione con carrozzeria small del mitico "insetto" Piaggio si sente dalla parte giusta.
Best seller. E il successo va avanti a lungo, trasformando la "modaiola" Primavera in un modello storico, decisamente importante nell'albero genealogico della "famiglia" Vespa, venduto nel mondo in mezzo milione di unità; fino al 1982, anno in cui esce di produzione (anche se verrà costruita ancora a lungo per il mercato giapponese, dove è un vero e proprio oggetto di culto).
Il mito rinasce. A tre decenni dall'uscita di scena, arriva una nuova Primavera. Risorge come l'araba fenice, totalmente riprogettata, senza tradire i suo animi interiore ed esteriore, accompagnando lo scorrere del tempo con un bagaglio tecnologico figlio del 2013. In casa Piaggio, evidentemente, contano di poter emulare alcune felici "operazioni amarcord" a quattro ruote (vedi Maggiolino, 500 o Mini) e rilanciano la sfida con un prodotto giovane, innovativo ed ecologically correct; e forse - in un momento in cui la crisi economica costringe tutti a ridurre i consumi e a studiare soluzioni economiche per la mobilità di tutti i giorni - sperano anche di veder almeno in parte riconosciuto, al nuovo modello, quello stesso valore sociale rappresentato dalla "madre di tutte le Vespe", che nel dopoguerra si è caricata sulla sella gli italiani trasportandoli verso un futuro migliore.
Debutto sulle ramblas. Dopo la presentazione statica avvenuta al salone del motociclo Eicma, a Milano, l'azienda toscana sceglie Barcellona, metropoli moderna, cosmopolita e da sempre punto di riferimento per l'universo giovanile, per il battesimo su strada. Con la Primavera che sfila sui viali glamour della Barceloneta affacciata sul mare e davanti alla maestosità folle e incompleta della Sagrada Familia. Uno scenario degno d'una star a due ruote abituata a farsi notare, desiderare e fotografare. Intanto è già aperto il dibattito, inevitabile, tra appassionati e puristi dello stile Vespa: il nuovo modello saprà o meno ripercorrere il cammino della primogenita dallo spirito sessantottino? Non resta che aspettare la risposta del mercato per un verdetto definitivo.
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