Finanza
Nessun danno al Comune Orsi non è un truffatore
Il “super esperto” assolto anche contro l’altra accusa più grave di peculato Il processo si conclude con la sola condanna per false dichiarazioni
VOLTERRA. Nessuno risarcimento al Comune di Volterra. Né sono emersi soldi pubblici riscossi in modo illegittimo: Emanuele Orsi non è un imbroglione. A deciderlo è il giudice Pietro Murano che assolve il “falso manager”, dalle accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato e peculato, mentre lo condanna per false dichiarazioni sulle qualità proprie e altrui, derubricando il reato di falso ideologico del privato in atto pubblico (tutti reati imputatigli dal pm Giovanni Porpora titolare dell’inchiesta). Si chiude il cerchio: la sentenza di primo grado è definitiva e mette la parola fine al caso politico che dal 2010 tiene banco.
Da una parte c’è Emanuele Orsi, difeso dall’avvocato del foro milanese Marco Rezzonico: è al centro di un processo che lo vede imputato in relazione ai contenuti dei curricula presenti in Comune (con titoli risultati fasulli) e ai compensi ricevuti come presidente del Santa Chiara (incarico fiduciario conferito dal sindaco Marco Buselli) e amministratore di Asv: entrambe sono aziende pubbliche.
Dall’altra c’è l’amministrazione etrusca, che denuncia l’accaduto non appena scoppia lo scandalo politico e istituzionale portato a galla da Il Tirreno e si costituisce parte civile, tutelato dall’avvocato del foro di Pisa Giancarlo Altavilla.
In questi mesi tra contraddizioni, riscontri, deposizioni, audizioni di numerosi testi si srotola la matassa. Davanti al giudice, nell’udienza finale, accusa, parte civile e difesa si alternano: è l’ultima discussione. Ognuno porta avanti le proprie istanze: tutte girano intorno al teste chiave, il prof. universitario Gabriele Simoncini, che materialmente porta sul Colle “il super manager bocconiano” Orsi e lo introduce alla giunta. Il pm ribadisce i tre capi d’imputazione e chiede la condanna di Orsi a 3 anni di reclusione: secondo la ricostruzione dell’accusa Orsi si sarebbe presentato con falsi titoli già nel 2004 a Simoncini. «Quando Simoncini, persona stimata da Buselli e Moschi, presenta Orsi al neo sindaco come esperto manager laureando alla Bocconi loro si fidano – dice Porpora -: loro due i Pinocchi del caso e Orsi il gatto e la volpe. Innegabile che Comune e sindaco siano stati ingannati».
Sulla natura del rapporto tra Simoncini e Orsi, lasciato vago nell’udienza precedente dallo stesso prof., si gioca tutto. La teoria che il docente ignorasse la falsità dei titoli non regge, così come non tiene quella che i due fossero solo collaboratori e si vedessero al bar. La difesa produce nuovi documenti scottanti: salta fuori che già nel 2002 Simoncini è il supervisore della tesi con cui Orsi prende la laurea triennale alla Link Campus di Malta. Poi gli esami sostenuti da Orsi all’European school of economics di Milano che hanno come tutor ancora il prof. I documenti parlano di rapporti stretti almeno fino al 2005. «Di sicuro – rincara Rezzonico – Simoncini sa che Orsi sta dando gli esami per una triennale a Siena. Siamo nel 2005: le elezioni a Volterra sono nel 2009, com’è possibile in tre anni finire l’università, vincere il concorso alla Bocconi e diventarne dottorando? Servirebbe la bacchetta magica». E aggiunge: «Simoncini ha mentito davanti alla Corte perché lui è lo stratega dell’ascesa politica di quella classe dirigente: Buselli diventa sindaco grazie alla “lobby strategica” di Simoncini e Orsi».
I giudici si ritirano. Dopo più di un’ora di camera di consiglio arriva la sentenza. «Siamo molto contenti – chiude Rezzonico – erano esattamente le richieste che abbiamo fatto sin dall’inizio».
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