Sicurezza
Morirono nel fango, l’inchiesta non ha trovato responsabili
La loro auto fu travolta dal crollo di un ponte sull’Albegna per Antonella, Maurizio e Paolo non ci sono colpevoli
POMARANCE. È passato un anno dalla morte dei tre dipendenti Enel rimasti intrappolati a bordo di un'auto dopo il crollo del ponte di San Donato sull'Albegna, a Marsiliana, nel comune di Manciano. Paolo Bardelloni, 59 anni, di Massa Marittima; Antonella Vanni, 48 anni, di Larderello e Maurizio Stella 47 anni di Follonica, erano dipendenti dell'impianto geotermico di Enel Green Power di Larderello, in provincia di Pisa. Quella sera stavano tornando da un viaggio di lavoro a Roma dove avevano partecipato a un corso. Tre vite travolte dalla furia dell’alluvione: la vettura di servizio dell'Enel precipitò nel vuoto, tra l'argine e il fiume.
A un anno dalla tragedia l’inchiesta aperta dalla Procura di Grosseto per fare piena luce sulle responsabilità sulla vicenda , che è a tutti gli effetti un incidente sul lavoro, è ancora in corso. Non è chiaro se in questi mesi ci siano stati i primi indagati: il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, ha disposto una perizia tecnica sul ponte e sulla strada della tragedia. Il primo dubbio, emerso subito dopo l’alluvione, riguardava la gestione dell’emergenza: c’era da capire perché la strada non era stata chiusa. Per arrivare poi agli aspetti legati al ponte, alla strada dove si è aperta la voragine che ha inghiottito la macchina. E finire a verificare se era stata effettuata la necessaria manutenzione del fiume uscito dagli argini. In questi mesi le famiglie delle vittime hanno atteso di conoscere l’esito delle indagini. Quando hanno capito che i tempi sarebbero stati lunghi hanno scelto la strada della giustizia civile chiedendo un accertamento tecnico preventivo in modo da fotografare la situazione al momento in cui si è verificato l’incidente. I consulenti tecnici - il professor Luca Sanpaolesi dell’università di Pisa e il professor Ignazio Becchi dell’università di Firenze - nominati su richiesta dall’avvocato Francesco Guardavaccaro di Pisa, per conto dei familiari di Antonella Vanni, hanno verificato le condizioni del ponte e dei rilevati stradali. La perizia del dottor Domenico De Vita, funzionario dei vigili del fuoco di Grosseto, nominato dal tribunale nel corso dello stesso accertamento tecnico preventivo, ha evidenziano sia la mancata manutenzione dell’alveo del fiume, oltre a difetti dei rilevati stradali sia nella progettazione che nella manutenzione individuando quindi possibili responsabilità sia da parte della Provincia, ente proprietario della strada, che da parte del Consorzio di bonifica Osa Albegna. Una relazione che mette non pochi punti fermi sia sulle condizioni del ponte ma anche degli argini e dell’alveo del fiume stesso. Se l’inchiesta penale non dovesse concludersi in tempi ristretti le famiglie delle vittime sono intenzionate ad iniziare un’azione civile per chiedere il risarcimento dei danni sia alla Provincia di Grosseto che al Consorzio di bonifica. Azione a cui potrebbero rinunciare al momento in cui avessero la possibilità di costituirsi parte civile al processo penale. Ancora più complessa si è rivelata la strada per ottenere il risarcimento danni dalla compagnia assicurativa dell’auto che era dell’Enel ma di proprietà di un leasing. Il legale dei familiari di Vanni, madre di una bambina, hanno chiesto il risarcimento in quanto la donna era trasportata. La risposta ottenuta è stata disarmante: non c’è certezza che l’incidente sia stato determinato dal caso fortuito e quindi non paga. «Aspettiamo con fiducia l’esito delle indagini della Procura – dice Marco Risaliti, compagno di Vanni – ma al momento abbiamo avuto poche risposte».
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