Sicurezza
Il piromane era un volontario antincendio
Pedinato e filmato mentre appiccava il fuoco ai boschi di Cerretti. Era anche vice responsabile della Protezione civile
SANTA MARIA A MONTE. Era sempre in prima linea quando c’era da spegnere un incendio nei boschi di Cerretti e sulle colline tra Santa Maria a Monte e Castelfranco di Sotto, funestate, negli ultimi anni, da una serie di incendi, alcuni con conseguenze devastanti. Con la jeep della Protezione civile, di cui era vice responsabile a Santa Maria a Monte, Fiorenzo Fiori (nella foto), 40 anni, operaio, vigilava boschi e campagne quando c’era da dare la caccia ai presunti piromani che ogni estate, puntualmente, incendiavano i boschi della zona di Cerretti. Perché era lampante a tutti, anche se non era facile cogliere sul fatto l’autore o gli autori dei roghi, che i boschi non andavano a fuoco per autocombustione. Quello che non era chiaro era chi c’era dietro a quegli inneschi in grado di scatenare il panico, di uccidere gli animali, di incenerire una fitta vegetazione e costati non poco alla collettività. La Forestale nell’indagine per dare un nome ai piromani ci ha creduto. Per mesi ha lavorato nel massimo silenzio, relazionando su ogni spostamento alla procura di Pisa e arrivando a scoprire l’autore di quattro roghi avvenuti nell’ultimo anno tra Santa Maria a Monte e Castelfranco. A finire nei guai, con l’accusa di incendio doloso, è proprio il volontario, già vice reponsabile della Protezione civile della Pubblica Assistenza di Ponticelli e volontario alla Misericordia di Castelfranco.
Grande è stata la sorpresa da parte della Forestale quando è emerso che le indagini portavano ad un personaggio con il quale erano abituati a confrontarsi e a collaborare durante le emergenze per quei maledetti roghi.
L'uomo, che avrebbe agito spinto dalla voglia di protagonismo, ha appiccato, secondo quanto spiegato dalla Forestale, «numerosi incendi gettando inneschi dalla propria autovettura per poi dare l'allarme, raggiungere la sede della propria associazione, dove rivestiva la carica di vicepresidente, e da lì organizzare l'intervento finalizzato allo spegnimento». Ogni volta lui era lì, pronto a organizzare, a mettersi a disposizione.
Per mesi è stato seguito, le sue telefonate sono state intercettate, in alcune occasioni i suoi spostamenti sono stati anche filmati fino alla perquisizione a casa del volontario. Le indagini sono state condotte con la procura di Pisa e dirette dal pm Antonio Giaconi. Tutto coperto dalla massima discrezione fino al processo: l’altra mattina in tribunale a Pisa davanti al Gip l’imputato ha scelto la strada del patteggiamento (per evitare il più possibile di finire al centro delle cronache) e gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione. «Possiamo solo dire che si è trattato di un’ indagine lunga e complessa e che i sospetti e i numerosi indizi raccolti inizialmente sono stati suffragati da elementi decisivi scaturiti dall'utilizzo di strumenti di rilevamento della posizione e di intercettazione fonica e ambientale», ha detto il commissario capo Davide Ciccarelli, responsabile del Nucleo investigativo della Forestale, che per questa indagine ha impiegato anche personale dei comandi di Calci e Pontedera. In questi mesi, prima di arrivare alla fine dell’indagine, il volontario ha lasciato gli incarichi nell’associazione di cui era vicepresidente. Quando ha capito di essere stato scoperto Fiori ha avuto un crollo, così come durante l’interrogatorio. Non immaginava che qualcuno lo avesse visto mentre appiccava il fuoco nel bosco. In vario modo ma sempre con lo stesso sistema: in macchina, rallentava e lanciava inneschi. A volte, specialmente, quando il terreno è secco basta solo un poco di “Diavolina” per far scoppiare un rogo.
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