Il dolore
Tariffe salate a causa della rete vetusta
In consiglio comunale il “processo” ad Acque Spa. Il presidente Giuseppe Sardu replica punto per punto alle accuse
SAN MINIATO. Come un pozzo senza fine. Tanti interventi fatti, oltre 504 milioni di investimenti in soli 11 anni, con tanto di maxi mutui a lungo termine, per migliorare una rete che tuttavia si presenta sempre in condizioni «disastrose», e che avrà ancora bisogno di nuove risorse. Questa la ragione che porterebbe le tariffe di Acque Spa ad essere più salate della media nazionale e regionale. A dirlo è lo stesso presidente di Acque Giuseppe Sardu, intervenuto martedì nel consiglio comunale di San Miniato. Un dibattito di oltre tre ore fra i conti e le attività della società, sollecitato da un’interrogazione del consigliere Michele Di Gianni dell’Udc, che in base al bilancio 2012 di Acque Spa aveva chiesto chiarimenti in fatto di debiti, oneri finanziari, costi del personale, compensi e tariffe, considerati non più sostenibili dal generale contesto di difficoltà delle famiglie.
Capitolo debiti. Sul banco degli imputati, in particolare, una passività di circa 315 milioni di euro a fronte di ricavi per 115 milioni. «È un rilievo che ci è stato mosso più volte – ha spiegato il presidente Sardu –. In realtà la spiegazione sta nella differenza fra debiti e investimenti: al momento della sua nascita, consapevole di dover coprire subito un picco di spesa insostenibile con le sole bollette, Acque Spa ha contratto un mutuo da 250 milioni di euro, attraverso una gara aperta agli istituti di credito per la copertura dell’intero piano di spesa. È stata la più grande operazione di project financing del settore idrico italiano». Operazione che si regge comunque su 9 milioni di oneri finanziari: il prezzo di una scelta che Sardu definisce «strategica», a differenza di «altri gestori che – ha spiegato – si approvvigionano a breve termine per ogni singolo intervento. Ad ogni modo, però, questo non significa che ogni lavoro viene fatto a debito».
Investimenti. Lavori su cui ricade in realtà solo il 43% dei soldi pagati dagli utenti in bolletta. «Un dato positivo – ha sottolineato il presidente – rispetto alla media nazionale, dove solo il 24% delle tariffe si trasforma in investimenti. La media di investimento annuo pro capite è di 67 euro, contro i 26 della media italiana e i 45 di quella regionale».
Personale e compensi. Sotto accusa anche il capito del personale: «Un esercito di 700 dipendenti – aveva rilevato Di Gianni – a cui se ne sono aggiunti 120 nel solo 2012». «In realtà – ha spiegato Sardu – nel bilancio consolidato sono conteggiati anche i dipendenti di società partecipate o frutto di fusioni, quindi non direttamente in carico alla società». Stessa risposta anche per il conto dei compensi per consiglieri e sindaci revisori che insieme raggiungono gli 860mila euro l’anno. «In realtà – ha detto Sardu – il totale dei compensi di Acque è di 309mila euro. Quella cifra si raggiunge solo sommando tutte le società partecipate».
Tariffe e referendum. Rimane comunque il nodo delle tariffe, più salate del 18% rispetto alla media nazionale, insieme a 21 milioni di addebiti giudicati “illegittimi” in virtù dell’esito del referendum, che ha estromesso dalle tariffe la remunerazione del capitale investito. «Se le tariffe sono più alte è perché in Toscana gli investimenti sono stati fatti – ha risposto il presidente –. Il territorio di Acque in particolare, poi, si regge su un equilibrio complicato. Basti pensare a San Miniato, dove l’acqua arriva dai pozzi delle Cerbaie e deve essere portata in salita, con un enorme costo di energia elettrica. Ad ogni modo, le tariffe sono sempre stabilite e autorizzate dall’Autorità Idrica Toscana. In merito al referendum sarà il Tar a pronunciarsi sulla illegittimità o meno di una componente della tariffa, che nel caso sarà soggetta a conguaglio, com’è giusto che sia».
Allacciamenti. Il presidente, poi, ha puntato il dito contro i Comuni per spiegare le ragioni che portano Acque, spesso, a richiedere agli utenti di farsi carico a proprie spese dei lavori di estensione di rete per nuovi allacciamenti. «La nostra è una rete fragile e disastrosa – ha spiegato – di cui non si tiene conto quando si rilasciano le autorizzazioni per nuove edificazioni o per la trasformazione di vecchi manufatti in agriturismi. Certi interventi ricadono quindi su chi richiede l’allacciamento. Bisognerebbe che gli strumenti urbanistici fossero in linea con le capacità delle reti».
Contratti derivati. Nel bilancio, infine, Di Gianni ha rilevato la presenza di due contratti derivati: «Contratti da 85 milioni l’uno – ha spiegato – con un delta negativo (e quindi con un’eventuale penale) di 34 milioni. Mi chiedo se sia opportuno che un ente come Acque faccia ricorso a strumenti finanziari che hanno messo in ginocchio mezzo mondo». «Si tratta solo di normali contratti di assicurazione – ha ribattuto Sardu – per trasformare un tasso variabile in tasso fisso».
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