Sicurezza
Medici alle medie contro il “gioco” del soffocamento
Dopo la denuncia choc di una mamma, i presidi si muovono «Bisogna ascoltare chi l’ha fatto e coinvolgere i genitori»
PONTEDERA. L'ascolto prima di tutto. Gli studenti che "giocano con la morte" vengono chiamati dalla preside: l'obiettivo primario di chi lavora con i ragazzi è quello di capire. Come è possibile divertirsi con quello "strangolamento volontario" che fa perdere i sensi per alcuni secondi? Come è arrivato sui banchi di scuola di Pontedera? Le domande dei grandi sono tante. Si deve intervenire: a stretto giro alle medie della città della Piaggio sarà organizzato un incontro specifico con la presenza di un medico a spiegare gli effetti di questa pratica. Ci saranno anche le famiglie. I genitori sono l’anello fondamentale della catena: vogliono comprendere (e fermare) quel macabro gioco che da un po' di tempo alcuni tredicenni e non solo stanno facendo, di "nascosto", per fortuna non troppo, agli adulti.
Dopo il racconto da brivido, con tanto di video filmato con il telefonino, di uno studente di terza media e la denuncia della madre, il mondo della scuola di muove. E si interroga: bisogna stoppare questo film dell'orrore, travestito da divertimento, che porta una mancanza di ossigeno al cervello - l' anossia - che può causare danni irreversibili al cervello e portare alla morte.
Il nome della scuola non si fa, per tutelare la privacy degli alunni, ancora minorenni. Gli istituti comprensivi tutti, comunque, si mettono in discussione: il fenomeno con tutta probabilità non è da arginare dentro i confini di una sola classe. «Sicuramente staremo attenti ancora di più a quello che accade: ho letto che queste pratiche di gruppo che durano pochi secondi vengono fatte anche nei bagni e la cosa mi spaventa, perché quei locali rappresentano il luogo più problematico della scuola, sotto il profilo del controllo. E sempre stato così». Il fatto allarma la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Curtatone e Montanara, Cristina Granchi. «Non avevo mai sentito parlare di pratiche del genere tra ragazzini e sono rimasta sconvolta: al prossimo consiglio di classe ne parleremo sicuramente», continua.
Discutere, ascoltare, confrontarsi: questa la ricetta, almeno nell'immediato.
Che non si debba procedere, subito, con contro mosse punitive ne è convinta la collega al timone dell'istituto comprensivo Pacinotti, Floridiana D'Angelo: «Credo che se una cosa del genere si verificasse, la prima cosa che si deve fare è ascoltare i ragazzi coinvolti per capire, poi su una questione delicata del genere occorrono specialisti, percorsi ad hoc in collaborazione tra scuole» E aggiunge: «Credo comunque che non sia possibile confinare questo fenomeno ad una sola scuola, purtroppo». Tutti i presidi si dicono allarmati e spiazzati allo stesso tempo. Decisi comunque ad affrontare la questione. «Sono sempre più convinta, davanti a queste distorsioni del divertimento, che bisogna intensificare i progetti tra scuole e famiglie – dice la sua la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Gandhi Daniela Travi – Noi cerchiamo di dare direttive educative, fare prevenzioni attraverso attività e progetti, insomma cerchiamo di fare il possibile, ma le famiglie hanno una grande responsabilità in tutto ciò». Vietato generalizzare, sottolinea la preside. «Ovviamente ci sono tante famiglie che stanno vicine ai loro figli, ma ne esistono altre che non lo fanno: prima bisogna insegnare ai ragazzi il senso di responsabilità, poi si può lasciare libertà, ma sempre con un adeguato controllo, proprio per verificare che non ci siano eccessi e distorsioni come questo gioco mortale».
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