Il dolore
Tutti pazzi per la bara in fila per posare c’è anche il sindaco
Lorenzana, quasi seimila persone nel borgo horror Spunta il monumento funebre ai caduti del referendum
LORENZANA. Burloni e dissacranti in fila. Sono quasi 300, ci sono pure bambini di 10 anni, davanti a quella simil cappella-mortuaria, che aspettano il loro turno per infilarsi nella bara allestita per l’occasione, tra lumini e tendaggi funebri. Nella grotta accanto sono una cinquantina, invece, le persone che provano il brivido dell’obitorio: dalla vestizione alla cassa. Tra questi pure il sindaco del paese horror, Gianluca Catarzi, che gioca a fare l’“incassato” per la seconda volta dopo “la prima” di due anni fa.
Ad aiutare il passaggio dal lettino allo zinco ci pensa il collega di Crespina Thomas D’Addona. Qui Lorenzana (anzi Crespina-Lorenzana dopo il referendum del 7 ottobre): per la notte di Halloween nel borgo si gioca con la morte. E lo si fa sotto il piazzale della chiesa. Sacro e profano: per una notte l’unica cosa che conta è divertirsi e esorcizzare. «Tutto è stato allestito in chiave giocosa e così è stato vissuto dalle persone: la fila per posare nella bara era lunghissima, ho ancora il mal di schiena: ho trasportato troppe persone dal lettino alla bara», racconta col sorriso Giuseppe Caccamo, titolare dell’impresa “Arte funebre” di Fauglia.
Gli allestimenti sono veri: ogni dettaglio della cappella mortuaria e del vicino obitorio arriva direttamente dall’attività dell’imprenditore. Bara, vestito, tendaggi, lumini. Ci sono anche bambini in fila: saltano sorridenti nella cassa, la mamma scatta la foto e poi sollecita il figlio ad uscire. Il primo a non scandalizzarsi è il sindaco Catarzi. «Che male c’è? Ho fatto le prove visto che poi ci dovrò stare un'eternità», ci scherza su. E, al contrario di due anni fa, questa volta sperimenta pure il passaggio della vestizione: «Mi hanno messo la tutina», sdrammatizza. Dna labronico fino al midollo, il 40enne si gode la festa e quelle seimila persone che affollano il borgo. A Lorenzana è l’edizione da record: l’effetto fusione con la vicina Crespina fa da calamita. Magari Catarzi incarna la metafora della svolta storica del paese: l’antico Comune, di fatto, è nella bara. La resurrezione economica e sociale si chiama fusione. Ed è la fusione, che, di fatto, getta le fondamenta del “Monumento ai caduti del referendum” allestito sempre nel centro del paese.
Anzi, si tratta del “Monumento in memoria dei dispersi nella battaglia del 6,7 ottobre: in ricordo di coloro che non fecero più ritorno, né in un bar, né in un luogo pubblico lorenzanese”. L’allestimento funebre porta lo stemma e il nome del nuovo Comune: tutto è a tema. È per i fatti pre-referendum e per la confusione politica in scena, in quei giorni, nel borgo. «Condivido in pieno il pensiero di chi ha creato questo divertente monumento, tutto è in chiave ironica, ma ci sono veramente alcune persone che hanno chiesto fino all’ultimo di votare “no” alla fusione anche in modo scorretto, contro le disposizioni regionali e nazionali del loro partito, che non si sono più viste in paese», chiude Catarzi.
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