Finanza
Telerilevamento, c’è l’accordo
Alla centrale Arpat di S. Romano il controllo delle emissioni di depuratori e impianti del territorio
SANTA CROCE SULL’ARNO. Un protocollo dagli obiettivi forse meno ambiziosi rispetto al passato, ma più raggiungibili e concreti. Con questa filosofia è stato presentato il nuovo accordo per la gestione del centro Arpat di telerilevamento. Un accordo che segna il punto di arrivo di una trattativa durata più di quattro anni, fra dubbi e polemiche. Una questione aperta dal 2009, con la riforma del sistema Arpat che aveva classificato il telerilevamento, cioè il controllo delle emissioni fra gli impianti e le aziende del comprensorio, tra le attività “istituzionali non obbligatorie”. Un servizio, insomma, aggiuntivo rispetto alle normali attività di Arpat, e quindi delegato a risorse esterne da reperire sul territorio.
Ieri mattina, a Santa Croce, la presentazione del nuovo protocollo, a cui hanno aderito la Regione, la Provincia, i cinque Comuni del Valdarno (con l’eccezione di Santa Maria a Monte), e dieci fra aziende e impianti della zona che hanno scelto di collegarsi al servizio contribuendo al suo finanziamento. Presenti tra gli altri anche l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini e il direttore generale di Arpat Giovanni Barca.
Come funziona. L’obiettivo è quello di prevenire il fenomeno delle maleodoranze, attraverso il monitoraggio di dieci impianti potenzialmente a rischio. Dell’accordo fanno parte i consorzi che gestiscono i tre depuratori di zona, Acquarno, Cuoiodepur e Consorzio di Fucecchio, insieme a consorzio Sgs, Ecoespanso, Waste Recycling, Idea Verde di Santa Croce, Tecnoambiente e Organazoto di Ponte a Egola e infine la Prati bioenergia per il biogas di San Donato.
Presso ciascun impianto sono collocati dei sensori (in alcuni casi Arpat ne ha richiesti altri aggiuntivi) che saranno collegati con il sistema di raccolta dati dell’Arpat di San Romano, gestito dal dipartimento di Pisa. Ogni giorno Arpat verificherà le informazioni raccolte provvedendo al sopralluogo nel caso di anomalie. Ciascun impianto riceverà comunque almeno due visite al mese da parte di Arpat, che analizzerà i dati per elaborare trend settimanali e mensili, cui seguirà la stesura di report semestrali.
«In questo modo – dice Laura Senatori del dipartimento Arpat di Pisa – si è tracciato una linea di confine tra il telerilevamento e le attività consuete di Arpat. Chi aderisce all’accordo, quindi, non sarà al riparo dalle ispezioni. Il nuovo protocollo ha cercato soprattutto un maggior coinvolgimento dei soggetti aderenti, che fino ad ora avevano avuto un ruolo passivo».
Mezzi mobili e centraline. Ai sensori collocati presso gli impianti si affiancheranno due automezzi per il controllo della qualità dell’aria messi a disposizione della Provincia, che andranno a rimpiazzare le vecchie centraline fisse, in aggiunta all’unica superstite rimasta a Santa Croce (in zona Coop). Il nuovo protocollo, inoltre, prevede la realizzazione in zona di una stazione meteo in posizione baricentrica.
I costi. Il servizio avrà un costo di 180mila euro l’anno, di cui 80mila messi a disposizione dalla Regione, 30mila dai Comuni e 70mila divisi fra le aziende aderenti. «Per la prima volta – sottolinea vicesindaco di Santa Croce Giulia Deidda – le aziende diventano sottoscrittori dell’accordo, impegnandosi in modo diretto nella prevenzione e nel miglioramento ambientale del territorio».
La Regione. C’è soddisfazione nelle parole dell’assessore regionale Bramerini, soprattutto in risposta alle polemiche degli ultimi anni. «Sembrava – dice – che volessimo affossare il centro Arpat di San Romano, invece i fatti hanno dimostrato il contrario. In realtà non basta avere una postazione fisica per garantire il controllo ambientale: occorre che funzioni per quello per cui è stata creata. L’atto marca anche una differenza fra gli imprenditori fraudolenti e chi opera con correttezza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
