Sicurezza
Dopo il flop si chiede il blocco delle consulte
Torrini (Pd): «Inaccettabile che si voglia procedere con l’attivazione di soli tre organismi, peraltro infarciti di parenti, figli e nipoti di assessori»
SANTA MARIA A MONTE. Il flop delle elezioni per l’attivazione delle consulte territoriali (ne saranno costituite solo tre su sei) nel comune di Santa Maria a Monte ha lasciato il segno. Le opposizioni saltano alla gola della maggioranza e della giunta capeggiata dal sindaco Ilaria Parrella.
«I cittadini – è l’analisi di Antonio Torrini (Pd) – hanno ritenuto lo strumento altamente superato, oggi infatti esistono altri strumenti di partecipazione politica con i quali i cittadini possono far sentire la propria voce, strumenti nei quali non c’è necessità di troppi formalismi o assegnazione di poltrone come nelle consulte. Guardando la composizione delle liste si nota la presenza di molti cittadini che proprio apolitici non sono. Non mancano parenti, figli o nipoti di assessori. Nonostante il quorum sia stato abbassato al 20%, a livello comunale non siamo andati oltre il 15%. Il quorum a livello comunale non è stato raggiunto. Consigliamo al sindaco nel prossimo consiglio comunale di abbassarlo ulteriormente al 10%. La decisione del sindaco di far partire comunque tre consulte su sei, perché ovviamente non si vuole scontentare nessuno degli eletti, è inaccettabile, afferma il dato di fatto che ci saranno cittadini di serie A e cittadini di serie B. Chi chiede tramite la consulta sarà ascoltato e chi invece la consulta non ce l’ha non ha nessun diritto? Si dovrebbe avere l’umiltà di prendere atto che la votazione non ha raggiunto il quorum e che i cittadini hanno il diritto/dovere in qualunque momento di dire la loro, perché il nocciolo della questione è dare risposte concrete».
Rincara la dose Fabio Antichi di Sel, il quale parla delle consulte come di un perfetto esempio di falsa democrazia. «Le elezioni di domenica scorsa – sottolinea Antichi – si sono rivelate un colossale fiasco di questa maggioranza. Anche perché le consulte, così concepite, sono incostituzionali. La Costituzione della Repubblica Italiana all'articolo 2 e 3 dispone che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti religiosi, culturali e politici. Ed invece, leggendo il regolamento per le candidature, emerge che non si sono potuti candidare alcuni cittadini solo perché sono stati eletti nel precedente consiglio comunale, oppure si sono candidati nelle liste di questa tornata elettorale, oppure sono segretari di partito o componenti le segreterie. È forse un reato essersi candidati nelle liste delle ultime elezioni? Ma l’obiettivo forse era quello di riempire le consulte di “yes man” e “yes girls” per avere organismi che facciano da supporto e da grancassa alle azioni, per ora assolutamente inconsistenti, che questa giunta intende intraprendere».
Dice la sua anche il Pri, che riapre “bottega” nella sua strica sede in piazza della Vittoria 27. «Secondo noi – fanno presente Enzo Caroti e Alberto Fausto Vanni – le consulte non servono, appartengono alla vecchia tradizione post-comunista. I numeri parlano, poi, parlano chiaro, ha partecipato alle elezioni il 15% dei cittadini aventi diritto, ma la cosa ancora più assurda è il regolamento, sulla base del quale chi ha superato il 20% ha diritto alla consulta, che nascerà quindi solo a Cerretti, San Donato e Falorni».
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