Il Tirreno

Pontedera

Cittadinanza-bis a marito e moglie

di Giacomo Pelfer
Cittadinanza-bis a marito e moglie

Il sindaco Osvaldo Ciaponi: «È la prima volta che due coniugi la ottengono nello stesso momento, estendendola ai figli»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. I più espressivi sono gli occhi di Stiven, dieci anni, che sorridono di soddisfazione. Fino ad oggi aveva affisso nella sua cameretta solo l’attestato simbolico, quello che il Comune aveva consegnato lo scorso maggio a tutti i ragazzi di Santa Croce nati da genitori di origine straniera. Adesso, accanto a quel diploma di italianità messo in mostra con tanto orgoglio, Stiven potrà mostrare agli amici un attestato vero e proprio. Da ieri mattina è diventato cittadino italiano a tutti gli effetti, di colpo, insieme alla sorella Alessia, di poco più grande, anche lei nata e cresciuta in Italia.

Merito dei genitori, residenti a Santa Croce ormai da cinque anni, che hanno presentato domanda di cittadinanza insieme, e che ieri mattina, l’uno dopo l’altra, hanno prestato il solenne giuramento davanti al sindaco Osvaldo Ciaponi, ottenendo senza saperlo un piccolo primato. «È la prima volta – racconta il primo cittadino – che moglie e marito ottengono la cittadinanza insieme, nello stesso giorno, trasmettendola automaticamente anche ai figli. Di solito sono gli uomini, per primi, a diventare italiani, magari perché arrivati nel nostro paese già da diversi anni, mentre le donne spesso li raggiungono negli anni successivi, e quindi devono poi aspettare i dieci anni di residenza in Italia previsti dalla legge».

La storia che arriva dalla cittadina del Cuoio è quella della famiglia Gjoni, di origine albanese. Una storia di integrazione che si muove tutta in Toscana, fra Prato e Santa Croce. I protagonisti sono Elmi Gjoni e la futura moglie Enkeleda, arrivati entrambi in Italia nel 1994 alla ricerca di lavoro, negli anni del primo boom di arrivi di giovani albanesi a caccia di un futuro. «Quando siamo arrivati qua non ci conoscevamo ancora – racconta Elmi, oggi quarantacinquenne –. Ci siamo conosciuti e fidanzati in Italia». Un’Italia che all’epoca offriva forse molte più possibilità per chi aveva voglia di lavorare, ma che allo stesso era anche più impreparata in fatto di integrazione. «All’inizio è stata davvero dura – prosegue l’uomo –. Trovare un lavoro non era difficile, tuttavia, essendo irregolari il vero problema era quello di trovare un alloggio. Dopo la sanatoria del ’95 è stata tutto più facile».

Impiegato presso un negozio di arredamento di Prato, Gjoni ha iniziato poi a lavorare come magazziniere per un’impresa che dal 2007 si è trasferita a Santa Croce. Da qui l’arrivo nel Valdarno insieme ai due figli: Alessia, 14 anni, studentessa presso il liceo scientifico Marconi di San Miniato, e Stiven, 10 anni, all’ultimo anno delle scuole elementari Copernico. Entrambi italiani nella testa e nel cuore, con una conoscenza della lingua ben superiore a quella dei genitori, fino a ieri per legge erano ancora stranieri. Non a caso, prima della cerimonia, mamma e papà sono passati da scuola a prenderli e li hanno portati con sé in municipio. Un giuramento in coppia, che automaticamente ha esteso la cittadinanza ai due figli. Il sindaco Ciaponi ha consegnato ai membri della famiglia Gjoni l’attestato insieme ad una copia della Costituzione.

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