Il Tirreno

Pontedera

Undici aziende col fiato sospeso

di Gianni Bianchi
Undici aziende col fiato sospeso

Volterra, è in corso la conta dei danni. Un artigiano: «Forse tra un mese riusciremo a lavorare»

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VOLTERRA. «Quando sono arrivato verso le 6.30 di giovedì la situazione era drammatica c’era più di un metro d’acqua nel mio capannone, non riesco ancora con precisione a fare una stima dei danni, sto provando sempre le macchine, due non funzionano, per ora stiamo togliendo il fango». È il racconto di Angelo Nardi, titolare della Nva Intonaci. Siamo in via delle Moie Vecchie, a Saline di Volterra. Da giovedì scorso qui si lavora praticamente senza sosta per ripulire i capannoni dal fango. Undici le ditte artigiane messe in ginocchio dal temporale. «Prima abbiamo tolto l’acqua, adesso il fango - dice Nardi –, sono venuti anche dal Comune ad aiutarci. Faremo la domanda per la richiesta danni, ce la sta facendo fare il Comune che poi la trasmetterà alla Regione».

L’unica cosa da fare per adesso è salvare il salvabile. Maniche rimboccate, stivali di gomma e voglia di ricominciare, nonostante il lavoro interrotto, i soldi persi e l’incubo di nuovi disastri. Angelo Nardi indica una recinzione distrutta. «Dopo alcuni passi l’acqua mi arrivava qui» spiega Nardi, facendo un segno con la mano all’altezza della propria cintura mentre mostra la strada antistante la propria struttura. All’interno del capannone è ancora visibile, a oltre un metro e mezzo dal suolo la linea che testimonia l’altezza dell’acqua che ha invaso i locali del sua azienda. «L’acqua piano piano asciuga ma il fango corrode gli ingranaggi dei macchinari – sottolinea Nardi –. Finché sono sempre buoni può darsi che con un scintilla la macchina parta, altrimenti no. Qui è da giovedì che non lavora nessuno». E conclude: «Se tutto va bene ricominceremo a lavorare fra un mese, ma se tutto va bene».

«L’acqua ci ha investito con tutta la sua forza – sottolinea Lucia Vecchiarelli dell’Etruria Alabastri Srl, dal 1972 in attività –. Stiamo provando i macchinari. Quella che avevamo testato ieri già oggi non va più». L’altezza dell’acqua, anche all’interno del capannone dell’Etruria Alabastri, superava di circa venti centimetri il metro.

«Faccio l’artigiano dal ‘70 – racconta Giuseppe Buti, titolare dell’omonima ditta di falegnameria – e da quando sono qui, dal 2005, non avevo mai vista una cosa del genere». Anche nel suo laboratorio il livello dell’acqua è arrivato ad almeno un metro. «Per me saranno tra i quaranta e i sessantamila euro di danni – continua Buti –. Ci sono tutti i motori a gambe all’aria, penso che non potrò ricominciare a lavorare fino ad anno nuovo».

«Si sta facendo manutenzione per vedere di ripartire – dice Franco Burchianti dell’Effegi Acqua Srl –. Abbiamo circa cinquantamila euro di danni a una prima stima, fra materiali rovinati e altro. Ci sono intere cataste di secchi in plastica da buttare, facciamo il confezionamento di prodotti chimici. Dovremo sobbarcarci anche i costi per lo smaltimento».

Per tutti è molto sentito il problema della pulitura dei fossi, a cui si accompagna un disboscamento forse incauto, nonostante la coscienza pressoché corale che sia caduta una straordinaria quantità di pioggia, circa 108 millimetri in poco più di due ore.

«Il greto del botro di Santa Marta è pieno di massi – segnala Giampiero Bavoni, titolare dell’omonima ditta di lavorazione alabastro –. E per me il problema sono stati proprio questi grossi sassi che hanno rallentato il deflusso del fosso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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