La manifestazione
«Nel Cecina nessun sversamento di mercurio»
POMARANCE. «Possiamo tranquillizzare in merito all’allarme lanciato da Medicina democratica, non c’è stato nessuno sversamento di mercurio nel Cecina». È quanto afferma l’Agenzia regionale per la...
POMARANCE. «Possiamo tranquillizzare in merito all’allarme lanciato da Medicina democratica, non c’è stato nessuno sversamento di mercurio nel Cecina». È quanto afferma l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) in merito ai timori che hanno fatto seguito all’alluvione che ha colpito l’Alta Valdicecina, interessando anche l’ex cantiere Canova, ovvero la concessione mineraria Doccini dove fino alla metà degli anni ‘90 veniva estratto il salgemma.
La chiusura fu determinata dalla scoperta che la società Samatec dell’Eni, in quel momento proprietaria e responsabile della coltivazione del giacimento, reiniettava nel sottosuolo dell’area mineraria salamoia contaminata da mercurio proveniente dal suo stabilimento di Saline di Volterra. «Dopo anni di contenziosi sulle responsabilità e conseguente tentativo di attribuzioni ai responsabili dell'inquinamento dei costi di bonifica, l’attuale proprietario, la Società Chimica Laderello Spa, si è preso in carico la caratterizzazione del sito e la progettazione degli interventi di bonifica», dice Arpat. Che aggiunge: «Tutte le operazioni sono in corso. L’ultimo sopralluogo per il campionamento di controllo sui piezometri installati e la verifica dei risultati di un test pilota per la messa in sicurezza in progetto è del 16 ottobre scorso».
È un dato strutturale ad aver impedito lo sversamento nel Cecina. «La salamoia contaminata da mercurio è confinata nel giacimento compreso tra i 100 e i 300 metri di profondità e incassato in formazioni geologiche impermeabili – spiegano da Arpat –. Gli unici collegamenti con la superficie sono i pozzi minerari chiusi da appositi coperchi». Che aggiunge: «La contaminazione dei terreni operata fino ai primi anni novanta è risultata confinata in aree localizzate non soggette a dilavamento per ruscellamento superficiale e i tre laghetti presenti come conseguenza superficiale degli effetti di subsidenza, generati dalle passate attività minerarie, sono sempre risultati esenti da contaminazione sia nella matrice acquosa che nei sedimenti».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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