Il Tirreno

Pontedera

Contributi a scuola, scoppia la polemica

di Guido Bini
Contributi a scuola, scoppia la polemica

Botta e risposta su Twitter tra la preside del “Buonarroti” e la mamma che aveva scritto al ministro

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SAN MINIATO. La polemica sul “contributo volontario” richiesto dalle scuole ai genitori è iniziata su Twitter e lì è proseguita.

La dirigente scolastica del “Buonarroti” Daniela Di Vita ha puntualmente replicato a tutti i messaggi di protesta che un genitore di San Miniato aveva inviato al ministro Maria Chiara Carrozza, pur augurandosi quanto prima un incontro di persona.

Perché utilizzare i social network, si domanda la dirigente scolastica, se le questioni possono essere risolte faccia a faccia? In due tweet conclusivi tutta l'amarezza della preside del “Buonarroti”. «Una discussione di un genitore con il ministro Carrozza sinceramente mi ha lasciata allibita: non si parla più nelle sedi istituzionali», ha scritto nel penultimo messaggio Di Vita, che poi ha concluso: «È più facile dialogare tramite tweet che affrontare discussione faccia a faccia chiedendo chiarimenti e confrontando idee: poveri figli!».

Da diversi giorni il genitore in questione stava utilizzando Twitter per mettere al corrente il ministro Carrozza del suo caso, presumendo irregolarità nella richiesta ai genitori del contributo volontario da parte dell'istituto comprensivo Buonarroti. Twitter non a caso, perché il social network dei cinguettii consente una comunicazione immediata ed è molto amato dal ministro pisano, che quando può replica di persona e con passione ai messaggi che riceve. Così è accaduto che al tweet del genitore «Lo sapevate che in provincia di Pisa una scuola media consegna il libretto delle giustificazioni solo se si versa il contributo?», il ministro abbia risposto: «È fuori legge se lo fa, abbiamo detto con circolare che il contributo non è obbligatorio». La dirigente scolastica Di Vita, informata di questo scambio di tweet, ha subito smentito l'accusa avanza dal genitore, puntualizzando su Il Tirreno che anche nelle scuole del “Buonarroti”, come vuole la legge, il contributo richiesto ai genitori è «assolutamente volontario». Quindi ha acceso il computer e una volta su Twitter ha risposto di persona, tra l'indignato e lo stizzito, a tutti i messaggi che il genitore aveva inviato al ministro Carrozza, cercando anche qui di ristabilire la verità. «La scuola non chiede soldi, esiste una prassi di contributo "volontario" gestita dai genitori, i veri genitori lo sanno» ha scritto Daniela Di Vita. «L'istituto Buonarroti conosce perfettamente le normative e garantisce il diritto allo studio di tutti», «Quando si fanno certe denunce bisognerebbe essere sicuri che siano vere! Questa è falsa e forse molto demagogica», e infine «Perché non viene a parlare con me? Mi piacerebbe capire meglio senza usare i tweet». Una sfilza di messaggi e un invito ai quali il genitore, al momento, ha controreplicato con un semplice «Questa è la sua versione. I fatti dicono altro!».

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