Il Tirreno

Pontedera

Chiude la storica “Niger”: 21 a casa

di Giacomo Pelfer
Chiude la storica “Niger”: 21 a casa

Un altro colpo per il distretto conciario di Santa Croce. Insostenibile il peso dell’esposizione finanziaria dell’azienda

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SANTA CROCE SULL’ARNO. La notizia era data per imminente già da alcuni mesi. Da ieri mattina è divenuta ufficiale: la storica conceria Niger di Santa Croce ha chiuso definitivamente i battenti, lasciando a piedi una ventina di lavoratori per i quali è già stata aperta la procedura di mobilità. Un altro colpo per il distretto del Cuoio, che perde così l’ennesima azienda storica, attiva da più di quarant’anni nel tessuto economico di Santa Croce.

Un’impresa che negli ultimi tempi aveva lavorato stabilmente per alcuni marchi del settore moda di livello medio e medio-alto. Insostenibile, tuttavia, il peso dell’esposizione finanziaria dell’azienda, che di fatto aveva reso impossibile ogni capacità di manovra o di investimento per restare sul mercato. Una difficoltà lamentata da tempo dalla stessa proprietà, che già dalla metà di ottobre aveva dichiarato l’intenzione di cessare l’attività, aprendo la procedura di mobilità per i dipendenti. Ieri mattina, la firma del verbale di accordo con i sindacati e quindi il via alle lettere di licenziamento. Ventuno, in tutto, i lavoratori coinvolti, in gran parte giovani, che adesso saranno costretti a cercarsi un nuovo lavoro.

«La priorità – dice Loris Mainardi della Filctem-Cgil – era innanzitutto quella di liberare i lavoratori. Da questo lato la proprietà ha dimostrato, a differenza del Lorbac, che al di là delle difficoltà c’è modo e modo di arrivare alla cessazione di un’attività». Adesso i lavoratori dovranno ricevere le relative spettanze, compresi gli ultimi tre stipendi e alcune vecchie buste paga rimaste incomplete. Insoluti che dimostrano le difficoltà dell’azienda, in un quadro che in realtà vede nella stessa situazione altre imprese del territorio, anche storiche, di cui almeno un altro caso a Santa Croce e un paio fra le concerie di Ponte a Egola.

«La sensazione – riprende Mainardi – è che la crisi stia impoverendo le aziende dal punto di vista finanziario, con una mancanza di liquidità che rischia di far perdere ordini e opportunità. Aziende, in pratica, finanziariamente cotte, che non avranno la forza per poter agganciare un’eventuale ripresa. Per far fronte a questa situazione bisognerebbe che le banche tornassero a fare le banche: tutte le ditte, ormai, anche quelle in salute, ci dicono che sta diventando impossibile avere a che fare con gli istituti di credito».

Secondo il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi, il caso Niger necessita di «un’analisi profonda, perché parliamo di un’azienda – sottolinea – che ha sempre avuto un certo apprezzamento nel panorama produttivo della zona: la mancanza di liquidità, quindi, sembra colpire anche le realtà che a livello di qualità e capacità produttiva hanno poco da invidiare. Credo sia necessario e auspicabile un nuovo indirizzo nella politica del credito, a livello nazionale, che darebbe una nuova spinta alle nostre aziende».

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