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Reparto dialisi La denuncia: «Dietro al letto c’è la muffa»

Reparto dialisi La denuncia: «Dietro al letto c’è la muffa»

PONTEDERA. «Dietro al letto in cui passo quattro ore per tre volte alla settimana c’è la muffa. Basta alzare la carta da parati lavabile, che è scollata in più punti, per vedere quanto nero c’è su...

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PONTEDERA. «Dietro al letto in cui passo quattro ore per tre volte alla settimana c’è la muffa. Basta alzare la carta da parati lavabile, che è scollata in più punti, per vedere quanto nero c’è su quella parete». Per chi non crede al racconto ci sono gli scatti fotografici che il paziente ha realizzato con il cellulare all’interno del reparto di dialisi dell’ospedale Lotti di Pontedera. Stanco di promesse su lavori di riqualificazione annunciati da anni e sempre rimandati si è improvvisato reporter.

La misura dell’indignazione ha raggiunto il colmo. «Il degrado è totale», dice. E aggiunge: «L’assurdo è che per entrare nel reparto devi indossare i soprascarpe e il camice. Si tratta di una terapia delicata per cui sono richieste la massima pulizia e igiene. Sono aspetti che mal si sposano con la muffa, le pareti scrostate o la ruggine che affiora sui termosifoni. Quando il ciclo di trattamento è concluso per maneggiare i cerotti e le garze dove vengono tolti gli aghi ti fanno mettere i guanti sterili. Prendere un’infezione è un attimo».

Il paziente descrive la stanza dove “vive” da forzato da diversi anni, da quando il suo diabete è precipitato. «Sono obbligato a fare la dialisi in un posto che è assurdo». Ma far storcere il naso non sono le attenzioni di medici e infermieri bensì il contesto in cui anche loro sono costretti a operare. «Quando ho iniziato la terapia nel reparto c’erano quattro medici. Adesso ne è rimasto uno che per giunta delle volte deve allontanarsi per andare al pronto soccorso o per delle consulenze».

Sembra non esserci pace nel reparto dialisi del Lotti. Dopo l’inciampo del caffè negato a cui la direzione dell’Azienda sanitaria ha posto rimedio ripristinando la possibilità di bere una bevanda calda durante la terapia che nella struttura si svolge su tre turni, mattino, pomeriggio e sera, e nel complesso conta una sessantina di pazienti. Lo scorso lunedì si è perfino rotto un tubo dell’acqua. «Mi sono ritrovato a fare la dialisi con l’acqua ai piedi del letto e i cavi dei macchinari in parte sommersi – racconta –. Un guasto che è un ulteriore segno delle condizioni in cui versa quel reparto. Come può essere accettabile vedere i fili della corrente che sono in una pozza d’acqua?».

Manolo Morandini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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