Attenzione
«Noi lasciati soli a spalare»
Allevamenti, poderi, capannoni: i titolari contano i danni
VOLTERRA. Alabastrai, falegnami, agricoltori, imprenditori edili. Tutti con la pala in mano e i macchinari in azione a togliere melma e detriti tra Saline e il Volterrano più colpite dall’alluvione. Si sentono abbandonate dalle istituzioni tutte quelle aziende della piccola area industriale di Saline: i piani terra delle ditte, oltre una decina, sono completamente andati. Ci sono le attrezzature di una vita là dentro: tutto è da buttare, la produzione è ferma, non si guadagna almeno per un po’.
«Ho visto una situazione surreale, con personale e titolari di quelle aziende che si sono rimboccati le maniche, da soli, per cercare di ripulire le loro aziende con oltre mezzo metro di fango ai piani terreni: non si è visto nessuno ad aiutarli». A denunciare la situazione è Maurizio Bandecchi, di Cna. Lo fa amplificando un disagio che è sentito da tutti nell’area industriale: «Nessuno si piange addosso, ma la realtà è che stanno facendo tutto da soli, abbandonati a loro stessi con danni ingenti per tutti». In tanti non sanno quando riusciranno a ripartire con la produzione. Perdite che si contano e che lievitano pure tra gli imprenditori agricoli.
Qui località Palagione: al podere-fattoria Palazzino i cittadini uniscono le forze e con trattori e escavatori provano a rifare le fossette, lungo i loro campi sommersi. «Abbiamo avuto un cedimento del terreno, con tanto di capannone che si è aperto all’altezza del tetto: sotto c’erano i cereali che con l’umidità si danneggiano, quindi adesso o li vendiamo subito, o li spostiamo, o li buttiamo via», racconta il titolare Diego Campus. La strada per andare all’agriturismo non esiste più, ingoiata da acqua e fango. «Per il ponte di Ognissanti abbiamo dovuto disdire le prenotazioni perché non siamo in grado di ospitare nessuno in questa situazione». I campi dell’azienda sono coltrati, ma seminarli per quest’anno sarà impossibile. «Abbiamo perso un’annata», rincara. Anche al podere Villa di Valle si contano i danni e le macerie. «Il fiume d’acqua ha portato via un gran muro a secco che, come un domino, è crollato su un annesso agricolo distruggendolo». Orto e giardino non esistono più e pure la strada vicinale Valle ha subito frane importanti. «Per evitare che qualcuno al buio finisca nel burrone – raccontano dall’azienda – abbiamo messo noi delle recinzioni per delimitare l’area». Situazione drammatica anche al Podere Era, a Villamagna: lì incombe l’incubo fiume Era. Il fiume è arrivato a lambire il centro aziendale, mettendo in serio rischio sia gli animali che le strutture. Si punta il dito contro la mancanza di manutenzione lungo il fiume. Ad amplificare la denuncia di agricoltori e allevatori è la Coldiretti. «Ora è il fiume Era a far paura – dicono –. Allagate le aziende agricole che si trovano nelle vicinanze del fiume. Lettere di denuncia arrivano al Consorzio di Bonifica Valdera per lo stato di scarsa manutenzione del fiume che ha contribuito a far traboccare l'acqua dagli argini con gravi ripercussioni per le coltivazioni e le strutture». I danni salgono: «Difficoltà pure nella zona tra Pomarance e Ponteginori con l'allagamento di fienili e stalle. Inondati i campi, poco distanti, di un paio di aziende agricole che producono cereali biologici. In provincia occorre accelerare per mettere in sicurezza un territorio diventato più fragile con l'inasprimento del clima. Un ruolo chiave per la manutenzione e la gestione di una parte della rete idrica è auspicabile», afferma Coldiretti.
Francesca Suggi
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