Il Tirreno

Pontedera

Pendolari stipati come in carri bestiame

Pendolari stipati come in carri bestiame

Proteste per la situazione dei treni diretti a Firenze. «Non troviamo mai un posto a sedere, non si può continuare così»

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PONTEDERA. Convogli soppressi, persone in piedi a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra per ore di viaggio, difficoltà a far entrare tutti i passeggeri. Questa è la ruotine di molti studenti o lavoratori pendolari che tutti i giorni prendono il treno e si ritrovano in condizioni tutt’altro che decorose. Anzi, come racconta la studentessa Diletta Zirpoli: «Viaggio ogni mattina da Pontedera a Firenze Santa Maria Novella in piedi, senza posto a sedere e ad una distanza esageratamente ravvicinata dagli altri passeggeri. Non possiamo continuare a viaggiare come su un carro bestiame».

Il problema del sovraffollamento sui treni non è cosa nuova, ma pare che ultimamente le cose stiano peggiorando anche sotto l’aspetto logistico. «Oggi (ieri per chi legge, ndr) il treno delle 7,08 diretto a Firenze, che avrebbe dovuto fermare a Pontedera, è stato improvvisamente soppresso. Nel convoglio successivo delle 7,22 sono riuscito con molta fortuna a trovare una poltroncina libera, ma una volta giunti a Signa le carrozze si sono riempite di passeggeri aggrappati da qualsiasi parte pur di ritagliarsi uno spazio per respirare», racconta Samuele Socci, anche lui passeggero abituale dei viaggi “impossibili”. La giornata di molte persone inizia così, in una situazione che mette a dura prova i nervi e le condizioni fisiche dei malcapitati. «A volte succede di sentirsi quasi soffocati, accaldati, in mezzo ad una vera e propria ressa. I giovani sicuramente ne risentono meno, ma se a viaggiare su quelle tratte ci fosse un anziano non so se ce la farebbe ad arrivare a destinazione senza accusare malori», spiega ancora Diletta. Se c’è una cosa, però, che indigna i passeggeri e li manda su tutte le furie è senza dubbio il costo di abbonamenti e biglietti. «Per un abbonamento mensile arriviamo a pagare anche 100 euro, non contando le agevolazioni Isee. Tutto questo non è giusto, ci chiediamo se coloro che sono ai vertici di Trenitalia conoscono i nostri problemi. Ma soprattutto, non si sentono responsabili di tutto questo?».

La rabbia è tanta e le domande dei pendolari continuano: «In un altro paese qualcuno della dirigenza delle Ferrovie dello Stato si sarebbe prima scusato e successivamente magari sarebbe stato anche licenziato. Qui nessuno si prende le sue responsabilità. È inammissibile».

La voce dei viaggiatori abituali, ancora una volta, si unisce e chiede servizi adeguati alle tariffe da loro pagate. Nella speranza che il loro primo scenario della giornata non sia un vagone stracolmo.

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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