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Pontedera

Morto sul lavoro, oggi l’autopsia

Morto sul lavoro, oggi l’autopsia

Indagini sui sistemi di sicurezza e sulla posizione contributiva dell’imbianchino

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LARI. Sarà effettuata stamani l’autopsia sulla salma dell’imbianchino di 61 anni, di Livorno, Mario Pardini, morto l’altro giorno a Perignano dopo essere caduto da un’impalcatura durante i lavori di tinteggiatura esterna di un condominio in via Giovanni Pascoli. Quando l’uomo è caduto da un’altezza di almeno cinque metri stava lavorando da solo. Il cugino, titolare dell’azienda incaricata della ristrutturazione, era in un’altra zona del cantiere e lavorava ad un piano più alto. Per cui ha capito cosa era successo solo quando è sceso dall’impalcatura dopo che aveva sentito un forte rumore. Che era dovuto all’impatto del corpo contro il pavimento di un sottoscala dove poi Pardini è stato trovato cadavere. Tanti i dubbi ancora aperti sull’incidente: i carabinieri di Lari e gli ispettori della Medicina del lavoro dell’Asl stanno compiendo una serie di accertamenti sulle misure di sicurezza presenti sul cantiere ma anche sulla posizione contributiva dell’imbianchino. «Ci chiediamo come sia possibile ancora non essere riusciti ad arginare questo inquietante fenomeno e come si possa ancora morire per lavoro quando questo dovrebbe servire per farci vivere dignitosamente», scrive la Fillea-Cgil in una nota. «Tutto ciò ci porta sempre più a riflettere su quanto sia fondamentale una politica e una cultura di prevenzione, che a nostro giudizio deve essere rafforzata, e quanto siano fondamentali le norme di sicurezza sul lavoro che troppo spesso vengono viste solo come pure formalità da adempiere e come costi in più da sostenere. Dobbiamo renderci conto che tutte le normative in materia di sicurezza sul lavoro sono utili per non dire fondamentali a salvarci la vita e a ridurre l'alta percentuale di infortuni sul lavoro in settori molto a rischio». Anche i Cobas intervengono sull’incidente di Perignano. «Non è mai stata alzata la guardia in edilizia contro gli infortuni sul lavoro, anzi la crisi economica porta a ridurre l'attenzione verso l’applicazione di normative dalle quali dipende spesso la vita dei lavoratori. Non può esserci sicurezza quando si rende sempre più precaria l'occupazione e sempre più debole il potere di contrattazione dei lavoratori, costretti ormai a lavorare per pochi euro all'ora».(s.c.)

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