Sicurezza
L’Atisale si ferma tra mucchi di fango e impianti fuori uso
Il direttore: un fiume di detriti ha travolto la recinzione difficile dire adesso quando ripartiremo, non è mai capitato
VOLTERRA. Tra le 7,30 e le 8 del mattino succede il finimondo. Un fiume di fango che spazza via il cancello secondario e la recinzione dell’azienda e si insinua in ogni angolo di quello stabilimento che da anni lavora il sale conosciuto sin dal tempo degli Etruschi. «Non abbiamo mai vissuto un’esperienza del genere, immediatamente abbiamo fermato per emergenza la produzione, soprattutto per sicurezza, tutto si è allagato, compresa la cabina elettrica», monitora la situazione, minuto per minuto, il direttore di Atisale, Letterio Morabito. Lui, con tutta la squadra e il personale composto da 44 addetti sono al lavoro, non ai soliti impianti di produzione, bensì tolgono melma e detriti.
Quelle drammatiche scene di alluvione viste, fino ad ora, solo in tv diventano, in un attimo, realtà. Al momento non si può far altro che ripulire e sperare. «Impossibile prevedere quando ripartiremo, sicuramente per qualche giorno dovremo adoperarci all’asciugatura di tutte le apparecchiature e dei cavi elettrici e solo dopo potremo allestire un piano di ripartenza, nell’incertezza di come reagiranno gli impianti», continua.
Preoccupazione stampata in faccia, l’imprevedibilità degli eventi che non consente previsioni: Atisale è ko. Ieri pomeriggio, direttamente dalla Sicilia, arriva in azienda, per l’emergenza alluvione, pure il presidente generale Giacomo D'Alì Staiti.
Valutare al momento i danni è impossibile. «I calcoli sono in essere, consideriamo comunque che un’azienda come la nostra produce 300 tonnellate di sale al giorno e siamo gli unici a realizzare questo specifico prodotto: tener fermi gli impianti è una perdita gravissima», continua il direttore.
Un black-out che si inserisce in un momento in cui la produzione di Atisale viaggia a pieno regime, dopo una pausa estiva impiegata in investimenti e migliorie.
«Se va bene riusciremo a ripartire non prima di una settimana, ma ancora è impossibile dirlo».
Intanto gli operai dell’azienda, 44 unità in totale, non fanno altro che togliere melma, detriti e fango. Acqua marrone ovunque, che sembra infinita, nonostante gli sforzi in corso per ripristinare un po’ di ordine. Sicuramente si parla di decine di migliaia di euro di danni per lo stabilimento di Saline, dove viene estratto il sale per ebollizione, un sale proveniente dai giacimenti sotterranei di 1.700 ettari (con una profondità che va dai 100 ai 200 metri) e che raffinato diventa un sale finissimo di alta purezza.
(ha collaborato Gianni Bianchi)
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