Attenzione
Duomo, ombre sulla strage del ‘44
San Miniato, nuovi elementi nel libro che Nino Bini presenta sabato in città
SAN MINIATO. Un contributo alla memoria, in una ricostruzione storica dal taglio piacevole e appassionato che si mescola spesso con i toni del romanzo. Una pubblicazione, tuttavia, destinata anche a riaccendere l’infinita discussione sulla strage nel duomo di San Miniato e sulle sue responsabilità, a 13 anni di distanza dal libro dello storico fiorentino Paolo Paoletti. C’è tutto questo nell’ultima opera di Nino Bini, empolese, che sabato pomeriggio presenterà a San Miniato “Il Valdarno Inferiore nel 1944. Diari e memorie”: una raccolta di aneddoti e vicende, opportunamente documentate, sul passaggio del fronte tra le due sponde dell’Arno.
Un viaggio fra Firenze e Pisa, con particolare attenzione all’area empolese e con tre capitoli dedicati a San Miniato. Da qui l’iniziativa di sabato, organizzata dal circolo Giuseppe Gori di Cigoli, da sempre impegnato nella promozione della memoria e della ricerca storica. L’appuntamento è per le 17.30 nella Sala del Bastione, dove interverranno insieme all’autore Lia Bertini e Delio Fiordispina del Comitato Gori e la presidente del consiglio comunale di San Miniato Marzia Bellini.
Al centro dell’attenzione, ci saranno soprattutto le pagine dedicate alla strage del duomo, sulla quale Bini pone sul tavolo degli interrogativi che, seppur lontani da qualunque conclusione, finiscono per sollevare dubbi sulle ricostruzioni di Paoletti in merito alla responsabilità americana. Si mette in discussione, in particolare, il tempo di ritardo e la traiettoria del proiettile alleato, così come ipotizzato da Paoletti e ritenuto poco plausibile da Bini.
L’autore empolese, inoltre, cita alcuni dispacci tedeschi che riferiscono ai comandi di rappresaglie ed esecuzioni di civili che tuttavia non trovano riscontro nella realtà, a meno che – suggerisce Bini – non siano da ricollegare proprio alla strage. Nell’opera, poi, vengono fornite anche nuove informazioni sulla vicenda del soldato tedesco ucciso in val di Chiecina: attraverso una collaborazione con la Croce rossa tedesca, Bini è riuscito ad arrivare al nome dell’uomo e a ricostruire le sorti del cadavere.
«Il nostro impegno – spiegano dal Comitato Gori - è sempre stato rivolto alla memoria storica, con l’obiettivo di tenere vive certe problematiche. Il Comitato non ha, quindi, una posizione in merito alla vicenda del duomo, ma siamo convinti della necessità di ogni contributo per arrivare alla verità». (g.p.)
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