Il Tirreno

Pontedera

Cade da un’impalcatura, muore a 61 anni

di Sabrina Chiellini
Cade da un’impalcatura, muore a 61 anni

La vittima è un imbianchino: stava sistemando la facciata esterna di un palazzo a Perignano di Lari. È scivolato

3 MINUTI DI LETTURA





PERIGNANO. Era solo nell’area del cantiere quando è caduto nel vuoto da un’altezza di circa cinque metri.

Mario Pardini, un imbianchino di 61 anni, di Livorno, potrebbe essere scivolato accidentalmente mentre saliva o scendeva da un’impalcatura. Un volo nel vuoto, tra il parapetto di un terrazzo e l’impalcatura di un condominio, di via Giovanni Pascoli, a Perignano di Lari, che è costato la vita al sessantenne che fino a poco tempo fa aveva una ditta individuale e che ora era diventato collaboratore familiare dell’azienda del cugino, la Edil Pa.Ri di Livorno. È stato il cugino stesso, Stefano Pardini, 35 anni, che era al lavoro nello stesso cantiere ma ad un piano superiore a rendersi conto della tragedia. «Ho sentito un rumore secco – ha raccontato l’artigiano in lacrime ai carabinieri di Lari – sono sceso di corsa e l’ho trovato nel sangue. Lo chiamavo ma lui non rispondeva». Il corpo di Mario giaceva in un sottoscala, vicino agli ingressi di alcuni appartamenti. Era privo di vita, in un lago di sangue. La vittima non indossava il casco protettivo che dovrebbe essere utilizzato quando vengono svolti lavori ad una certa altezza da terra; e resta da capire se avesse le necessarie dotazioni di sicurezza. Disperato e in lacrime il cugino ha dato l’allarme, ha cominciato a urlare chiedendo aiuto e attivando i soccorsi.

Sul posto, oltre ad alcuni abitanti del condominio, sono arrivati anche gli operai di un cantiere situato dalla parte opposta della strada e i responsabili del cantiere aperto nel condominio di via Pascoli, al civico 32, dove è avvenuta la tragedia e dove erano in corso lavori di ristrutturazione e imbiancatura della facciata. La centrale del 118 di Pisa ha inviato sia l’ambulanza di Lari che l’automedica. Attivata anche l’eliambulanza ma il suo intervento non c’è stato bisogno proprio perché quando il personale dell’emergenza è arrivato sul cantiere si è reso conto che non c’era più niente da fare. «Non è possibile, questa cosa è troppo grave, non ce la posso fare»: straziante il pianto del cugino che ha assistito ai soccorsi e poi è stato colto da un malore quando ha capito che era finita, che Mario era morto.

Sul cantiere - già alle 14.30, pochi minuti dopo l’infortunio - sono arrivati i carabinieri di Lari e gli ispettori della Medicina del lavoro che si occuperanno di accertare eventuali responsabilità nella morte dell’imbianchino. Sarà verificato se l’impalcatura era a norma e rispettava i requisiti richiesti per la sicurezza sui luoghi di lavoro e se l’imbianchino lavorava in sicurezza. E anche se era regolare dal punto di vista contributivo il suo rapporto di lavoro con l’azienda del cugino. Mentre si attendeva il nulla osta del magistrato di turno in Procura a Pisa, dottor Giovanni Porpora, alla rimozione del cadavere sono arrivati a Perignano anche alcuni parenti della vittima. La moglie è stata informata in seguito dai carabinieri. La salma è stata trasportata all’istituto di medicina legale a Pisa, mentre l’area del cantiere dove è avvenuto l’incidente sul lavoro è stata posta sotto sequestro in quanto sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta.

Fino all’ultimo, fino a quando la vittima non è stata trasportata a Pisa, in tanti sono rimasti nel cortile del condominio. Voci sommesse e tante domande su come sia ancora possibile morire di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa