Italia
«Sott’acqua per i tombini chiusi»
La rabbia e la protesta degli abitanti della Capannina di Lari: nessuno li controlla, e noi ci allaghiamo
LARI. La protesta degli abitanti della Capannina di Lari è esplosa alle 11 quando, dopo l’ennesimo nubifragio autunnale, fossi e fognature sono andati in crisi allagando strade e scantinati. Una storia che si ripete ormai da anni e che, nonostante ripetute promesse da parte dell’amministrazione comunale di Lari oltre che del Consorzio Fiumi e Fossi, non trova soluzione.
Prova ne è che anche ieri mattina una decina di famiglie che abitano in via Leopardi hanno dovuto fare i conti con i danni e i disagi degli allagamenti.
«Qualcuno deve darci spiegazioni – comincia Maila Ragoni, del Bar La Capannina situato lungo la via del Commercio – Pioveva forte, è vero. Ma in pochi minuti la strada, via Leopardi, in particolare, era invasa dall’acqua. La fognatura non riceveva e i tombini erano chiusi. Mentre ero insieme a un mio vicino di casa, Mario Marianelli, abbiamo visto passare una macchina di operai del Comune. Noi eravamo lì che cercavamo di fare defluire l’acqua in qualche modo, alzando i tombini. Loro sono passati e non ci hanno neppure degnato di uno sguardo. Li abbiamo chiamati a lungo ma non si sono fermati».
Forse anche questo, insieme agli innegabili disagi, ha contribuito a far salire il livello di amarezza e di esasperazione nei cittadini. «Sono anni che questa storia si ripete – aggiunge Graziano Ragoni – il fosso demaniale della Valletta che arriva fino a via Collodi non viene pulito. Anche questa volta, dopo le alluvioni del 1992 e 1993, l’acqua è arrivata fino al nostro pallaio, nel retro del bar, e ha creato danni che, ovviamente, nessuno vorrà mai risarcire».
Secondo i cittadini che abitano nella piccola frazione di Lari anche ieri il reticolo fognario si è dimostrato inadeguato. «I tombini erano chiusi, l’acqua non scorreva – raccontano – ci siamo trovati in grande difficoltà e con la paura che l’acqua non arrivasse solo nei garage o negli scantinati. In via Collodi (e il commerciante ci accompagna a vedere quello di cui parla) il fosso è intasato dai rifiuti, così che l’acqua non riesce a defluire regolarmente.
«C’è un tombino che non siamo neppure riusciti ad aprire – aggiunge Ragoni – chissà da quanto tempo non viene controllato».
Le promesse ricevute dal Comune e mai attuate sono un buon motivo per protestare.
«In sei anni ci sono stati almeno quattro allagamenti nelle nostre case – dicono gli abitanti di via Leopardi – è una vergogna». Graziano Ragoni coglie l’occasione per ricordare al Comune che quando c’è stato bisogno la sua famiglia ha ceduto gratuitamente un terreno per allargare la strada ma ora l’amministrazione non riesce a mantenere gli impegni presi, a pulire il fosso e, soprattutto, ad evitare il rischio di frequenti allagamenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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