Sicurezza
Il pittore Terreni arriva in Rai col video di Cavallini e Vanni
TERRICCIOLA. Al pubblico appositamente raccolto nella grande sala della sede Rai di Firenze, il documentario è piaciuto molto. Il suo direttore, Andrea Jengo, che ha lungamente elogiato i risultati...
TERRICCIOLA. Al pubblico appositamente raccolto nella grande sala della sede Rai di Firenze, il documentario è piaciuto molto. Il suo direttore, Andrea Jengo, che ha lungamente elogiato i risultati raggiunti dagli autori, spera di riuscire a diffonderlo su scala nazionale, attraverso le reti ammiraglie. Giustamente soddisfatti Tommaso Cavallini (regia) e Nicola Vanni (direttore della fotografia), che in questo nuovo capitolo filmico scritto a quattro mani (firmato We love Plaza Enterteinement, l’azienda di videoproduzioni che Tommaso e Nicola hanno avviato insieme, e prodotto da Giorgio Vanni) raccontano, attraverso il duttile linguaggio del video, l’arte di Leopoldo Terreni, pittore di Terricciola, abile cesellatore di spiazzanti vastità geometriche, di enigmatiche prospettive affollate da curiosi personaggi dalla testa a forma di triangolo, di colori (con il blu a dominare incontrastato) e forme che riassumono inequilibri e inquietudini presenti, persistenti, da cui, sorprendentemente, l’occhio del maestro toscano riesce a far emergere guizzi di leggerezza naïf, e luci in cui si condensano estatiche quieti che sanno di rappacificazione col creato.
Nel documentario, dal titolo “Blu come intorno alle stelle. La vita e le opere di Leopoldo Terreni”, amici di vecchia data, collaboratori, sostenitori, raccontano il loro punto di vista sull’universo creativo di questo «straordinario personaggio, un po’ bohémien, e molto toscano – così Cavallini tratteggia la figura di Terreni – quindi interessantissimo da ritrarre tramite l’obiettivo». Non è la prima opera che Tommaso e Nicola, pontederesi, firmano assieme. «Ci siamo affiatati con IMI 307-101 La sconosciuta storia degli Internati Militari Italiani, di cui io ho curato la regia e lui la fotografia», dice Cavallini, già autore del lungometraggio La marea silenziosa e dei docufilm Ho sofferto d’Insomnia e Meridiani, e, come di consueto, preso a inseguire altri progetti. «Scrivo sempre – dice –. Prima o poi spero di fare un altro film. Con la dovuta calma sto lavorando a un nuovo soggetto: se son rose fioriranno!».
A proporre l’idea di un lavoro su Leopoldo Terreni è stato Nicola, suo amico da tempo. Dice Tommaso: «Abbiamo coinvolto Mario Cardinali, lo scultore Jiménez Deredia, Edi Bocelli, Mario Mulas. Tutte persone che Leopoldo lo conoscono bene. Quindi, tanti sguardi diversi sull’arte, sulla pittura. La sua caratteristica che mi ha colpito di più? Da un punto di vista artistico, il desiderio, così allegramente tenace, così caparbio, di ricercare una sorta di equilibrio, di equidistanza. Disegna con pennello e riga, e le sue linee dritte sono, credo, una metafora della rettitudine, un anelito a quella linearità che la sua stessa biografia, a volte burrascosa, raramente ha avuto. E quindi, sulla tela, cerca di regalarla al Pirotalco, l’omino con la testa triangolare che spesso si affaccia dai suoi quadri e che in pratica è un suo alter-ego. Un toscanaccio guascone i cui pennelli hanno il dono di una raffinata sensibilità».
Andrea Lanini
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