Italia
Bimbo prematuro, un invito a sperare
Una famiglia che ha vissuto la stessa esperienza scrive ai genitori del neonato ricoverato a Pisa
TERRICCIOLA. La storia del neonato venuto alla luce prematuramente al quinto mese di gravidanza della madre ha coinvolto e commosso l’intera comunità di Terricciola. In tanti si sono uniti alle preoccupazioni della giovane madre e della sua famiglia. Chi ha vissuto lo stesso dramma si sente di abbracciare, anche se solo virtualmente, la mamma e il figlio che alla nascita pesava poco più di 500 grammi. È stato soccorso con l’eliambulanza Pegaso e ora è ricoverato in gravi condizioni a Pisa.
È una vicenda oggettivamente non frequente; ma esistono dei precedenti, almeno simili. E da questo genere di storie si può tentare di trovare motivo di conforto e fiducia. Una bambina di 6 anni, che abita in provincia di Pisa, ha scritto, insieme ai suoi genitori, una lettera indirizzata ai genitori del bambino nato prematuro. Parole che vogliono essere un incoraggiamento, un invito a non perdere la speranza. «Ieri la mamma mi ha fatto leggere sul giornale che un bambino, un po’ birichino, è nato un po’ prima del tempo necessario. Anch'io lo sono stata – continua la lettera. Oggi Camilla ha 6 anni e mezzo e frequenta la seconda elementare. – La mia mamma era già da oltre un mese immobile a letto per il distacco quasi totale della placenta quando ha avuto i sintomi del parto imminente. Tutti ripetevano alla mia mamma che se solo avesse resistito e partorito due settimane più tardi i polmoni potevano essere sviluppati e gli occhi idonei ad una vita potenzialmente normale, il liquido celebrale in eccesso riassorbito e, se arrivavo a pesare almeno un chilo, anche il mio cuoricino avrebbe potuto eventualmente sopportare meglio la vita all'esterno del grembo materno: ma io sono stata precipitosa e sono nata alla 23esima settimana di gravidanza col peso di 440 grammi. I dottori sono stati bravissimi ma ripetevano che il 95% lo dovevo fare io con l'aiuto di babbo e mamma: io dovevo metterci tutta la mia volontà di sopravvivenza, i miei genitori infondermi fiducia e stimolarmi l'istinto vitale, essere sempre positivi e fiduciosi. Per noi la cura più importante è sentire che tutti fanno il tifo per noi e credono nelle nostre possibilità».
Dopo 10 giorni dalla nascita di Camilla i dottori hanno deciso che era importante iniziare la marsupioterapia. In pratica la bambina è stata messa sdraiata sul petto di mamma. Il calore materno ha da subito contribuito a stabilizzare il battito e la saturazione di ossigeno. «E le cose sono ulteriormente migliorate quando babbo e mamma si sono messi a scherzare: erano sereni e io capivo che ero sulla strada giusta e moltiplicavo le forze per riuscire a crescere e guarire. Come ho detto ora ho sei anni e mezzo, quest’anno ho fatto la mia prima gara di ginnastica artistica: i miei polmoni sono un portento, ho avuto due raffreddori in tutta la mia giovane vita e gli occhialini da miope hanno, dopo ogni visita, lenti sempre meno spesse perché la miopia va sempre più riducendosi. Sono solo pestifera, non mi fermo mai e faccio di continuo ruote, capriole, salti mortali e altri esercizi di ginnastica. Parlo in continuazione non so se perché lo hanno fatto i miei genitori quando era nella pancia prima e nell'incubatrice poi, ma so che senza quelle parole e il loro affetto certo non sarei riuscita nell'impresa».
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