Toscana
Colaninno rassicura: nessuna tempesta in vista
Coi sindacati si è discusso dell’andamento del Gruppo in un mercato in crisi Le maggiori difficoltà per i veicoli commerciali con l’Ape destinate a finire
PONTEDERA. Interlocutorio. Tranquillizzante, ma non troppo. Questo il clima che si respira al tavolo a cui siedono il presidente del Gruppo Piaggio Roberto Colaninno e le delegazioni dei sindacati. «Si tratta di capire qual è il piano industriale e su quali prodotti nei diversi segmenti l’azienda ha intenzione di puntare. Per questo l’incontro lascia aperte tutte le domande e tutte le problematicità che esistono soprattutto sul piano dell’occupazione». A fare la sintesi è Mauro Faticanti, responsabile nazionale del settore 2 Ruote della Fiom.
Lo scenario. Nel confronto non si entra nello specifico. Il presidente Colaninno traccia lo scenario. E lo fa con i numeri di un mercato che su scala europea è passato dai 2,5 milioni di veicoli venduti nel 2007 a un milione dello scorso anno. E non va meglio in Italia dove nello stesso periodo si è passati da 500mila immatricolazioni a 255mila. E il consuntivo a fine 2013 farà registrare una flessione del 20% sul 2012. Non va meglio sul fronte dei veicoli commerciali, con una perdita secca del 35%. Dati a cui il presidente del Gruppo di Pontedera contrappone quelli occupazionali: 3.850 addetti in Italia, nel 2013 sono saliti a 3.900. Mentre all’estero i dipendenti sono passati da 3.860 a 4.060. Ovvero in Asia da cui arrivano in Europa dividendi per 75 milioni di euro, pari al 90% di quelli generati a livello di Gruppo. E anche le possibilità di sostenere gli investimenti: sui 148 milioni sono 85 quelli rimasti in Italia. Il tutto con una certezza: i marchi mantengono le quote di vendita, sono presenti e in alcuni casi leader del segmento, seppur su mercati in forte contrazione come volumi.
Qui Pontedera. «Su Pontedera si aspettano segnali di ripresa nel 2014, anche per superare i problemi di oggi che vedono il ricorso al contratto di solidarietà e, anche se non in modo massiccio, alla cassa integrazione ordinaria – afferma Eros Panicali, segretario nazionale Uilm –. Mentre se Guzzi va bene il problema strutturale c’è invece su Aprilia, e si tratta di capire in che termini».
Restringendo il cerchio alla città della Vespa sul tavolo ci sono i seicento dipendenti stabilizzati tra il 2009 e il 2012: per metà a full-time e i restanti a part-time verticale. L’operazione a salvaguardia dell’indotto con l’acquisto di Tecnocontrol e la stabilizzazione di cento lavoratori. Ma anche le difficoltà per l’Ape definito un veicolo obsoleto per il mercato europeo e del Porter che necessita di investimenti per un profondo restyling e l’adeguamento alla normativa Euro 6. Il tutto a fronte di circa 2.500 veicoli venduti in Europa potrebbe essere fatto in connubio con gli stabilimenti orientali per garantire la sostenibilità economica dell’operazione.
C’è un dato a cornice che più volte torna al centro della discussione. Il presidente Colaninno non manca di sottolineare il ruolo dell’Asia che ha salvato anche gli stabilimenti in Europa. Delinea nel futuro come possibili siti per nuovi sviluppi l’Africa e in particolare la Nigeria e l’Angola. Ma ricorda anche che il Gruppo si muove in uno scenario mondiale in cui compete con costi italiani.
Il sindacato. «Il presidente ha tentato di rassicurare, ma non mancano i motivi di preoccupazione se non ci sarà una ripresa del mercato – dice Ferdinando Iuliano responsabile nazionale 2 Ruote della Fim –. I prossimi incontri nei diversi siti produttivi serviranno a entrare nei dettagli e a capire le strategie e le coerenze a livello di Gruppo».
Sul fronte delle produzioni Pancali (Uilm) sottolinea una richiesta messa sul tavolo: «Riportare a Pontedera alcune lavorazioni che oggi si fanno all’estero». E aggiunge: «Tra qualche mese dovrebbero presentare il piano industriale per i prossimi anni e sarà interessante capire come il Gruppo intende attrezzarsi per il dopo crisi».
Un po’ di acqua sul fuoco delle preoccupazioni la getta Faticanti (Fiom). «È stato detto con chiarezza che se la situazione dei mercati resterà quella attuale e la crisi non precipiterà su Pontedera non c’è alcuna intenzione di fare operazioni strane di riduzione del personale – afferma il sindacalista –. Il vero problema a oggi è su Aprilia. E non manca di avere dei riflessi anche su Pontedera perché è alle Meccaniche si fa una parte dei motori 750 cc». E aggiunge: «Come Fiom vogliamo ragionare del piano industriale e conoscere le prospettive del Gruppo, solo dopo potremo decidere come affrontare qualsiasi elemento di criticità». Il riferimento è al dibattito aperto nel fronte sindacale sull’estensione del contratto di solidarietà a tutti i lavoratori della Piaggio di Pontedera. «Parte da un approccio sbagliato – conclude Faticanti della segreteria nazionale Fiom –. È come se si decidesse di assumere una medicina senza porsi il problema di capire qual è la malattia. Dobbiamo prima capire qual è il futuro industriale dello stabilimento perché l'obiettivo è quello di tutelare e proteggere tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google