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Foto aeree e riscontri sul campo

Foto aeree e riscontri sul campo

Quasi una campagna di guerra contro gli evasori del mattone, quella che l’Agenzia delle entrate ha fatto partire sette anni fa con un decreto dell’ottobre 2006 firmato dal governo Prodi appena...

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Quasi una campagna di guerra contro gli evasori del mattone, quella che l’Agenzia delle entrate ha fatto partire sette anni fa con un decreto dell’ottobre 2006 firmato dal governo Prodi appena insediato per mano del ministro Tommaso Padoa Schioppa. L’idea è l’uovo di Colombo: basta prendere le fotografie aeree con cui l’Agea (Agenzia erogazioni agricoltura) ha coperto a tappeto tutto il territorio, un po’ come una Google Maps del fisco, e poi raffrontarla con quel che sta scritto nelle mappe conservate al catasto. Nel mirino il mancato aggiornamento delle carte del Catasto. Non ci voleva poi molto a immaginare lo strumento, quel che mancava semmai era la voglia di mettersi su un sentiero di conflittualità diffusa con la vastissima gamma di cittadini che le tasse vorrebbero farle pagare solo agli altri. Sovrapponendo le due mappe vengono a galla una sfilza di cose che non tornano: e parlare semplicemente di “una sfilza” è un benevolo eufemismo. Nel giro di appena un anno l’Agenzia delle Entrate pubblica un listone di particelle catastali sospette: solo per la provincia di Pisa sono 11.321. Peccato che la pubblicazione finisca sì sul web o all’albo pretorio dei singoli Comuni, ma nessuno vada a bussare al singolo proprietario e gli dica che qualcosa della sua documentazione catastale non va. Nei fatti, comunque, si è aperto il contraddittorio con le parti in causa: i proprietari si sono fatti vivi e hanno presentato le proprie ragioni.

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