Sicurezza
Le bulle ammettono i fatti
Sentite ieri dal giudice, si sono dimostrate pentite ma restano in comunità
PONTEDERA. Sono apparse pentite per quello che hanno fatto ad una loro coetanea di 15 anni, originaria delle Filippine. Lei dopo essere stata bersaglio di ripetuti atti di bullismo è tornata nel suo paese d’origine. Pentite e al tempo stesso consapevoli di aver combinato qualcosa di molto di più grave di una bravata. Le due ragazzine di 15 e 16 anni finite in una comunità di recupero dopo avere aggredito una loro coetanea sono state sentite, ieri mattina, dal giudice presso il tribunale dei minorenni a Firenze. Gli avvocati delle due ragazzine hanno chiesto una misura meno penalizzante per le bulle che sono state tolte ai genitori per essere affidate a comunità di recupero. Un provvedimento grave che è stato applicato in quanto c’erano gravi indizi di colpevolezza rispetto ai reati che sono stati contestati.
La ricostruzione dei fatti presentata dai carabinieri di Calcinaia è stata ritenuta analitica e dettagliata. In sostanza, sono stati trovati numerosi riscontri rispetto ai fatti che la madre della minorenne aveva raccontato nella denuncia presentata ai carabinieri dopo che, nel giugno scorso, la figlia era tornata a casa con le ossa del naso rotte. Era stata presa a calci e pugni davanti a un gruppo di amici dopo che le due bulle le avevano chiesto per telefono un incontro costringendola a recarsi ai giardinetti pubblici conosciuti come la Montagnetta a Fornacette. Un vero agguato che rischia di costare caro alle due indagate.
L’incontro, in realtà, dove servire solo a dare l’ennesima lezione alla ragazzina che non accettava di stare “dimessa”, che non voleva piegarsi alle loro continue vessazioni. Dopo essere riuscita a fuggire a quelle percosse la vittima degli atti di bullismo, considerati veri atti persecutori, fu costretta a chiedere aiuto ai genitori.
Quella volta, a differenza di quello che era successo nei mesi precedenti, non poteva tenersi tutto dentro, aveva il viso tumefatto, il naso spaccato.
All’ospedale i medici la curarono (45 giorni di prognosi) e al tempo stesso cercarono di farle capire l’importanza che avrebbe avuto una denuncia. Non deve essere stato facile per lei e la famiglia. Anche perché in un primo momento nel disperato tentativo di difendere le bulle c’era stato chi aveva insinuato il sospetto che a rompere il naso alla ragazzina fosse stato il padre. Un modo per nascondere una scomoda verità che poi è venuta alla luce comunque, grazie alle indagini dei carabinieri.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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