Il Tirreno

Pontedera

“Affittasi”, la città delle serrande abbassate

di Cristiano Marcacci fotoservizio Franco Silvi
“Affittasi”, la città delle serrande abbassate

Aumentano di giorno in giorno i fondi in cerca di un locatore. Ce ne sono a decine in poche centinaia di metri quadrati. La mappa della desolazione

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PONTEDERA. La città del commercio e delle boutique si è pian piano trasformata sotto i colpi di una crisi interminabile nella città delle serrande abbassate. Se ne contano a decine nel centro di Pontedera. I fondi sfitti aumentano di giorno in giorno e rimangono tali per mesi, alcuni anche per anni. Il momento decisamente sfavorevole per investire in un’attività (tra tasse mangia-guadagni e portafogli svuotati dei potenziali clienti) e la scarsa propensione dei proprietari a calare le pretese relativamente ai canoni d’affitto rappresentano un cocktail micidiale, che ci presenta oggi una città seduta su se stessa, senza alcuna appetibilità e, soprattutto, senza fiducia nel futuro. Basta fare un giro con occhi attenti per le strade del cuore pontederese perché salti all’attenzione una situazione disastrosa.

L’ultimo negozio ad aver tirato i remi in barca è la “Eco Bottega” in piazza Gronchi, inaugurata poco prima di Natale nel 2012. Nelle vicinanze spiccano i cartelli “Affittasi” al numero 43 di via Verdi (ex Sd Computer), al 25 di via San Faustino (dove c’era un negozio di abbigliamento, accanto a “Cadis”), al 9, all’11 e al 24 di via XX Settembre, al 117 e 119 di via Mazzini (due fondi da 60 metri quadrati ciascuno) e al 107 e al 109 sempre di via Mazzini (l’ex comitato elettorale dell’Udc).

Non cambia assolutamente il panorama in via Saffi. Nel giro di poche decine di metri, ci sono liberi il locale che ospitava fino a poco tempo fa il ristorante “Kapperi” (al numero 39), quello in cui si trovava l’agenzia di lavoro interinale “Prestitempo” (al numero 33) e quello, al numero 19, di uno storico fotografo che ha chiuso i battenti alcuni mesi fa.

Da via Saffi a via Pellico il passo è breve. E qui ci troviamo di fronte ad uno scenario davvero desolante, con oltre il 50% dei fondi disponibili senza un locatore. Per l’esattezza sono in cerca di occupanti i numeri 1/A (dove c’era un elettrauto), 5, 12, 9, 14 (all’angolo con via Mameli), 30 e 37. In via Nino Bixio sono vuoti i numeri 7, 8 e il grande fondo al piano terra, che fa angolo con via Primo Maggio, all’interno del ristrutturato palazzo delle ex Poste.

Tornando verso la zona pedonale della città, passiamo da piazza Andrea da Pontedera e qui non ha ancora trovato un sostituto il locale dell’agenzia di viaggi, alla cui vetrina figura il cartello “Vendesi”. Da lì giriamo in via Roma, da tempo specchio di un commercio che fatica a far quadrare i conti. Rispetto ai mesi scorsi, la situazione non è affatto migliorata. Si cercano affittuari ai numeri 13 (ex Diva’s), 30, 38, 36, 57, 61 (l’ex barbiere), 64 (un avviso indica che il negozio di scarpe si è trasferito in via Bassi a Montecatini Terme) e 68.

Ma non è finita qui. Purtroppo. C’è l’imbarazzo della scelta anche nelle altre vie. In via della Misericordia al numero 9, in via Palestro ai numeri 50/A, 17 e 18, in via Gotti 23 e 35 (ex “The Loft”), in piazza Curtatone al posto della frapperia che ha chiuso pochi giorni fa, in corso Matteotti 44 (all’angolo con piazza Curtatone) e 75 (“Cose di Casa” chiuderà tra qualche settimana), in via Montanara 41 (ex foto Marco Vanni) e 18 (ex Nardi Dischi) e in piazza Trento al numero 2.

Complessivamente, dunque, decine e decine di fondi apparentemente sul mercato ma in realtà abbandonati e difficilmente piazzabili. Una triste fotografia di quello che Pontedera sta diventando, su cui associazioni di categoria e amministrazione comunale dovranno per forza ragionare più approfonditamente.

La nota lieta? La troviamo in via Rossini, nella piazzetta di fronte il “Chimney Pub”, dove giovedì scorso ha aperto “Rosso”, una nuova pizzeria con steak-house sorta all’interno di una location architettonica veramente interessante. Una sola luce in un tunnel buio, lunghissimo, inospitale e senza vie d’uscita all’orizzonte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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