Proteste
Per la “cassa” è fumata nera
Nessun accordo tra sindacati e legali della società. Nuovo incontro il 18
CASTELFRANCO DI SOTTO. Sembrava potesse essere la svolta decisiva, l’incontro che poteva incanalare la vertenza verso un accordo positivo per i lavoratori. Invece no. Dopo poche ore dall’incontro con il prefetto è arrivata da Pisa l’ennesima fumata nera per la cassa integrazione dei lavoratori Lorbac. Nessun accordo è stato raggiunto nel tavolo convocato ieri pomeriggio dalla commissaria Gabriella Zito con i rappresentanti sindacali e i tre legali incaricati dalla proprietà: gli avvocati Maria Agostini e Filippo Notaro di Pisa e Giovanni Urti di Ponte a Egola. Circa due ore e mezzo di trattativa, che alla fine si è risolta nell’ennesimo incontro interlocutorio, senza alcuna risposta definitiva, e che nei fatti non sposta di una virgola le posizioni tra le parti. La richiesta avanzata dai sindacati, infatti, era quella di concedere ai lavoratori, oltre alla sola mobilità, anche la cassa interrogazione straordinaria, che garantirebbe un anno di sostegno economico in più in una fase di estrema difficoltà per il settore calzaturiero, oltre a salvaguardare il rapporto di lavoro in vista, magari, di un eventuale compratore interessato a rilevare il calzaturificio. Una soluzione sostenuta anche dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini, che per primo aveva strappato ai legali almeno la disponibilità a valutare questa possibilità.
Nel tavolo di ieri, invece, gli avvocati e la commissaria hanno manifestato forti perplessità sui costi che l’operazione potrebbe richiedere, con un peso economico superiore rispetto a quello della mobilità. «È una posizione che abbiamo contestato – spiega Domenico Contino della Cgil – ma di fatto quello dei costi è rimasto il punto da chiarire. Si è trattato quindi di un incontro interlocutorio, senza posizioni definitive, in attesa di un nuovo faccia a faccia fissato per il prossimo venerdì».
Fra una settimana, quindi, le parti torneranno a incontrarsi, nell’ultimo giorno utile (il 18 ottobre) concesso dalla procedura di concordato al termine dei 30 giorni a disposizione per tentare di trovare un accordo. A quel punto le risposte dovranno essere definitive. Se la proposta della cassa integrazione sarà accolta i lavoratori potranno contare su un anno di sostegno economico in più; viceversa, se prevarrà il no la questione passerà tutta nelle mani della Provincia, che a sua volta avrà altri 30 giorni di tempo per convocare le parti e cercare ancora un accordo. Rimane il fatto, tuttavia, che la posizioni emerse ieri sembrano allontanare una soluzione che nelle ultime settimane era sembrata plausibile.
(g.p.)
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