Gioco
Famiglie fragili e pochi spazi per poter socializzare
PONTEDERA. Gli atti di bullismo sono il risultato di un disagio giovanile e il frutto di una società che si è fortemente trasformata negli anni. «Un fenomeno complesso – spiega Gabriella Smorto,...
PONTEDERA. Gli atti di bullismo sono il risultato di un disagio giovanile e il frutto di una società che si è fortemente trasformata negli anni. «Un fenomeno complesso – spiega Gabriella Smorto, direttore dell’unità operativa di psicologia all’Usl 5 di Pisa – che permette solo analisi generali e generiche. Ogni caso specifico, poi, necessita di una sua valutazione. Ma esistono alcuni elementi generali, che stanno alla base del fenomeno».
«Nelle società africane – prosegue l’esperta – si dice che per fare un bambino ci vuole una tribù. Noi, invece li facciamo crescere in contesti familiari sempre più ristretti. Manca un sostegno alla dimensione della genitorialità. E poi, c’è una maggiore fragilità delle famiglie. Il fenomeno della disgregazione incide sulla possibilità di prendersi cura dei figli. Le separazioni generano conflittualità che ricadono anche sul compito di cura dei figli»
Esiste un fenomeno sociale più generale: l’attenzione e la cura verso la dimensione sociale si è molto ridotta in questi anni. «Affidare i figli al vicino di casa era cosa usuale – spiega la psicologa – Ora ci spaventiamo anche a mandali fuori. La dimensione della comunità educante è molto affievolita. E con essa anche la capacità sociale dei genitori. Non abbiamo un ambiente che favorisca relazioni sociali e interpersonali. All’interno di contesti come classi, che sono luoghi di apprendimento e dove si impara a stare insieme, se manca la capacità degli adulti di stare insieme, cosa potranno imparare da noi i ragazzi?»
E sulla scelta della comunità come luogo per “riparare” i danni fatti? «Presumo che sia stata fatta una valutazione, che ci siano buone valutazioni per aver scelto questa strada».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google