Sicurezza
Cau, il cavaliere della Vespa tra Calcinaia e Varese
CALCINAIA. Quella stessa appassionata tenacia che un tempo dedicava alle Vespa veloci, oggi Giuseppe Cau la trasferisce a una meritoria attività: tenere viva la memoria delle gesta sportive compiute...
CALCINAIA. Quella stessa appassionata tenacia che un tempo dedicava alle Vespa veloci, oggi Giuseppe Cau la trasferisce a una meritoria attività: tenere viva la memoria delle gesta sportive compiute anni fa dalla Squadra corse Piaggio. Classe 1928 il cavalier Cau. Domani alle 17, presenta il libro alla Biblioteca comunale di Calcinaia, “Giuseppe Cau, il mito, il pilota, la leggenda”, scritto assieme a Vincenzo Carlino e Fabrizio Valeri e pubblicato da Cld Libri. E nel weekend del 14 e 15 settembre è stato l'ospite d'onore della rievocazione storica della “Sei Giorni Internazionale di Varese”, che si svolse nel 1951 e da cui i piloti-vespisti della Piaggio tornarono con dieci medaglie d'oro.
Assieme a Cau, all'interno di quella cornice organizzata dal Club Auto Moto Storiche Varese in collaborazione con Asi, un altro grande velocista: Carlo Ubbiali, nove volte campione del mondo in sella ai fulmini da Gran Premio. A Varese, in quei giorni, lo spettacolo di motori grintosi, di scarichi felicemente scoppiettanti.
Vespa, Lambretta, Ducati, Harley, Guzzi, Morini, Gilera, Zundapp, Honda. E l'energia trascinante di Ubbiali e Cau, ragazzi degli anni Venti (Carlo è del '29), le cui carriere, nello stesso anno, quel famoso '51, decollarono. Enrico Minazzi, già caporedattore della Gazzetta dello Sport spiegava che «Varese, e tutto questo territorio, sono pazzi per le moto. C'è un fondamentale fil rouge che lega il cielo alla strada, le ali degli aerei ai telai delle moto. Qui sono nate ditte che hanno fatto la storia della nostra aviazione: Agusta, Caproni, Macchi. Dall'incontro di quel mondo con l'amore per la velocità su strada sono nati campioni e moto memorabili». Angelo De Giorgi, presidente del Club Auto Moto Storiche Varese e organizzatore: «Con Cau è nata una grande amicizia. Lo stimiamo come pilota, come persona. Di questi due “giovani”, Giuseppe e Carlo, colpisce l'entusiasmo. Per tutti noi, sono un esempio».
Andrea Lanini
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