Il dolore
A spasso con Vallini nella storia della concia
Lo scrittore è uscito con il suo ultimo libro nell’ambito della collana “I mestieri d’arte”
SANTA CROCE SULL’ARNO. La storia della concia al vegetale è anche la storia di Santa Croce sull’Arno e Ponte a Egola. E Valerio Vallini, storico, ricercatore, scrittore e consigliere dell’Istituto storico lucchese sezione Valdarno Inferiore, la racconta benissimo nell’ultimo libro realizzato nell’ambito della collana diretta da Giampiero Maracchi “I mestieri d’arte - Quaderni d’artigianato”. La pubblicazione, dal titolo “Concia al vegetale - Storia, produzione e sostenibilità del distretto toscano della pelle: Santa Croce sull’Arno e Ponte a Egola”, sarà presentata nelle prossime settimane a Palazzo Grifoni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.
Con quest'ultimo lavoro, bilingue, Vallini ha concluso una ricerca sulla concia al vegetale che parte dal Basso Medioevo: conciai, conce, lavorazioni di pelle, ma anche mercati e snodi di traffici, pelli da conciare o anche secche e salate. In questo lavoro storico-sociologico e di costume, si ripercorrono dalla prima conceria dei fratelli Prò a Santa Croce sull'Arno nel 1814 e poi dei fratelli Dani a Ponte a Egola nel 1852, duecento anni di concia e oltre.
«Già dal XIII secolo – spiega Vallini – si trovano una serie di lavoratori del cuoio nelle piccole botteghe artigiane, fra i quali il pelliparius, che era il vero e proprio conciapelli. Dalle campagne del sanminiatese emergono nomi di pellicciai e cuoiai: Vico Pellicciaio e Antonio di Ciecco, solo per fare alcuni nomi, e un'artigianale "concia delle pelli". Nell' Ottocento si ripercorrono le tappe della nascita dell'industria conciaria, dei primi conciatori e dei luoghi della concia. Nel Novecento le innovazioni. L'autarchia stimolò e incrementò la produzione della "vacchetta" e del cuoio da suola, secondo l'antica formula con le scorze di lecci e castagni. Si incontrano singolari figure di imprenditori negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento. Accanto ai Cerrini, Allegrini e Duranti, Bertelli di Santa Croce e altri ben descritti nel volume, sulla riva sinistra dell'Arno, a Ponte a Egola, ci furono le famiglie degli Amorini, Matteucci, Marianelli, Valori ed altri, i pionieri dell'arte della concia».
Seguendo il filo rosso della narrazione del Vallini, si vive l'addio alla casa-concia e la nascita del l'associazionismo che si rivelò poi una forza vincente.
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