Il Tirreno

Pontedera

«Strana gente in giro» allarme da Lineapelle

di Manolo Morandini
«Strana gente in giro» allarme da Lineapelle

Il sindacato mette in guardia alla presentazione del Rapporto Unic «La crisi potrebbe favorire lo sbarco di imprenditori di scarsa legalità»

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INVIATO A BOLOGNA. «Le pecore nere le stiamo condannando». «Quella non è la Toscana». Non ci gira intorno Alessandro Francioni, dalla vetrina bolognese di Lineapelle. L’occasione è la presentazione della seconda edizione del Rapporto socio-ambientale del settore dove interviene in veste di consigliere Unic, l’Unione nazionale degli imprenditori conciari. Appuntamento che arriva a una manciata di settimane dal caso Ponte a Cappiano, il depuratore sulla sponda di Fucecchio gestito dai “cugini” conciari che stando agli inquirenti per anni avrebbe immesso nel canale Usciana milioni di metri cubi di rifiuti liquidi industriali non completamente depurati. «Un episodio poco edificante a fronte del quale l’impianto è stato by-passato e oggi gli scarichi vengono trattati da Aquarno a Santa Croce sull’Arno. E qui la gestione vede con un ruolo di primo piano il pubblico».

Archiviato il “caso”, i riflettori si spostano sul settore nel suo insieme. Un reale leader internazionale per valore della produzione, 16% del mondo e 65% dell’Europa, ma anche per responsabilità ambientale e sociale, sviluppo tecnologico, stilistico e qualitativo. Che conta 1.300 imprese di cui 549 targate Toscana, 18mila addetti (5.572 in Toscana) e un fatturato di 4.820 milioni di euro (1.374 milioni in Toscana).

Il Rapporto prova a mettere a sistema le realtà produttive del settore e le specificità dei tre distretti di Santa Croce e Ponte a Egola, Arzignano e Solofra. È il frutto del lavoro congiunto di Unic e sindacati, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. I motivi per sottolineare le luci, anche in rapporto a un’economia che in generale ha ancora il fiato corto, non mancano. Eppure il sindacalista Domenico Contino, a nome della Filctem, non rinuncia a suonare un campanello d’allarme: «Stiamo attraversando una fase difficile in cui potrebbero inserirsi nelle aziende elementi di scarsa legalità che avrebbero un effetto drammatico sul settore e su chi fa impresa rispettando le regole».

Un tono accorato, in cui si evita di fare riferimento alle difficoltà di accesso al credito e alla possibilità che queste possano favorire l’arrivo di finanza dai circuiti dell’illegalità. «In giro ci sono troppi personaggi strani», sottolinea Contino.

Tutti ascoltano, nessuno che ribatte. Il direttore Unic Salvatore Mercogliano allarga l’orizzonte all’Unione Europea. «Con i sindacati abbiamo fatto più di un appello congiunto per richiamare l’attenzione sul settore ma sono tutti caduti nel vuoto». I riferimenti sono alle politiche di protezione delle pelli grezze attuate da alcuni Paesi extra Ue e alla mancanza di condizioni di reciprocità che di fatto creano difficoltà di approvvigionamento per le imprese italiane. Ma anche la richiesta di dare visibilità all’origine dei materiali utilizzati nel fabbricare i prodotti non trova ascolto. «Germania, Romania e Spagna, ma anche parte dei calzaturieri italiani non amano indicare l’origine dei materiali». Eppure il presidente Unic Rino Mastrotto non ha dubbi. «Abbiamo un vantaggio competitivo sui concorrenti internazionali, nonostante la sostenibilità si traduca per le nostre imprese in maggiori costi che incidono per un 3% sul prezzo dei prodotti – afferma –. La conceria internazionale non ha questo onere, servirebbero condizioni di reciprocità».

Il sindacalista Belloni (Cisl) guarda alle ore di cassa integrazione ordinaria. «Il settore ne fa un uso crescente rispetto a quella straordinaria o alla mobilità. Il che indica momenti congiunturali di difficoltà su un impianto produttivo strutturalmente forte».

Il dialogo tra associazione datoriale e sindacati ha un termine: i tre mesi di anticipo con cui è stato siglato il rinnovo del contratto nazionale di categoria. L’intesa è dello scorso 18 luglio ma entrerà in vigore solo dall’inizio di novembre. «È il frutto di un metodo in cui si punta a concordare le soluzioni invece di avvitarci in lunghe diatribe», sottolinea Bonatesta (Uiltec).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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