Sicurezza
Mille lavoratori costretti a rinviare il pensionamento
PISA. Hanno percepito il loro primo stipendio in tenera età, a 15 o a 16 anni, e, con le vecchie regole, dopo 41 (se donne) o 42 (se uomini) anni di lavoro, adesso avrebbero potuto godersi il...
PISA. Hanno percepito il loro primo stipendio in tenera età, a 15 o a 16 anni, e, con le vecchie regole, dopo 41 (se donne) o 42 (se uomini) anni di lavoro, adesso avrebbero potuto godersi il meritato riposo riscuotendo la pensione. Molti, però, facendo due conti, hanno deciso di continuare a lavorare. Merito, si fa per dire, di un pasticcio normativo avviato con la riforma Fornero. La denuncia viene da Inas, il patronato della Cisl di Pisa, che segnala come, negli ultimi mesi, un numero crescente di lavoratori precoci si siano rivolti agli sportelli del patronato per il ricalcolo dei versamenti previdenziali. Tornandosene a casa delusi. Il caso interessa almeno un migliaio di lavoratori in provincia di Pisa. «Da sempre – spiega Donatella Paolinelli, direttore del patronato della Cisl – i lavoratori precoci possono andare in pensione anticipata. Oggi molti di loro non lo fanno perché, se non hanno compiuto almeno 62 anni, rischiano di percepire una pensione ridotta rispetto alle aspettative, decurtata dell’1% se hanno 61 anni, del 2% se intendono andare in pensione a 60 anni, del 4% a 59, del 6% a 58, dell’8% a 57, del 10% a 56 anni. Una legge dello scorso anno istituiva una deroga alla riforma Fornero, stabilendo che chi avrebbe maturato il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, avrebbe potuto farlo senza penalizzazioni. La deroga prevede però che nel conteggio dei contributi debbano essere contemplati solo gli anni in cui il lavoratore precoce ha effettivamente lavorato. Nel computo sono inclusi l’astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e per cassa integrazione ordinaria. Ma sono esclusi l‘astensione facoltativa per maternità, i periodi di mobilità, di cassa integrazione straordinaria o in deroga, di disoccupazione, i permessi ottenuti in ottemperanza alla legge n. 104 del 1992, le giornate di sciopero, i distacchi sindacali, le aspettative senza assegni a qualsiasi titolo».
«La deroga – commenta Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa – entra in contraddizione con le misure a favore di maternità e lavoro, realtà non sempre conciliabili. A mio giudizio, con il prolungamento dell’età pensionabile, sarebbe stato opportuno prevedere nuovi strumenti di welfare, sostitutivi del lavoro parentale».
«È del tutto evidente – continua Federici – come, in tempi di crisi economica, molti dipendenti stiano vivendo l’esperienza della mobilità o della cig straordinaria e in deroga. Se questi sono fuori dal conteggio dei contributi previdenziali, i lavoratori precoci che, per un certo periodo, sono rimasti a casa, risultano penalizzati dalla normativa».
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