Attenzione
Domani sapremo cosa ne pensa la gente
Dalle 8 sono aperti i seggi per far esprimere quasi 27mila cittadini sui Comuni Unici: tutti i pro e i contro
PECCIOLI. Si vota. I seggi, nei sette comuni della provincia di Pisa che hanno deciso di fondersi, si aprono oggi (dalle 8 alle 22) e tornano a riaprirsi domani, con orario dalle 8 alle 15. Poi la chiusura, lo spoglio e il conteggio dei voti. Dai quali verrà fuori la scelta che i cittadini avranno fatto. E cioè se lasciare così com’è ora la fisionomia del proprio Comune. O se - come hanno deciso i singoli consiglio comunali prima e la Regione Toscana, subito dopo con l’approvazione del consiglio regionale - si può far partire la fusione tra loro.
I Comuni interessati. I cittadini che sono chiamati a esprimere la loro opione sono quelli di Lari e Casciana Terme, per dar vita a uno solo Comune termale; Lorenzana e Crespina, per formare il Comune delle Colline Pisane e quelli di Capannoli, Peccioli e Palaia, per il Comune dell’Alta Valdera. Sette paesi che, insieme superano a malapena i trentamila abitanti: a esprimere il proprio parere saranno poco meno di 27mila elettori. Quando andranno al seggio, oggi e domani, sarà consegnata loro una scheda con un quesito: dovranno votare “sì” se sono favorevoli alla fusione; “no” in caso contrario.
Cosa prevede la fusione. C’è una legge regionale che ha addirittura incentivato questo percorso che - se dovesse essere bocciato dal referendum - sarà riproposto tra due anni dalla stessa Regione Toscana, che lo farà d’ufficio. L’obiettivo è quello di superare, nei Comuni, la soglia dei 5mila abitanti.
I vantaggi che la Regione - e in parte anche lo Stato - mettono sul piatto della bilancia, riguardano il patto di stabilità (che nei Comuni che si fondono viene sbloccato per tre anni, in modo da poter realizzare opere pubbliche e investimenti, da anni bloccati per i vincoli del patto). Ma sono previsti anche contributi in denaro: dalla Regione, l’importo di 250mila euro l’anno, per la durata di cinque anni, per ognuno dei Comuni che ha deciso di fondersi; dallo Stato, invece, soldi pari al venti per cento dei trasferimenti assegnati nel 2010 a ogni singolo comune, ogni anno, per la durata di dieci anni.
Cambia anche l’assetto politico. Se prendiamo il caso della fusione che si sta proponendo nell’Alta Valdera, oggi ci troviamo davanti a tre sindaci, tre consigli comunali e altrettante giunte. Una volta varato (se al referendum passa il “sì” il Comune Unico, ci sarà un solo sindaco, una sola giunta e un solo consiglio comunale. Ci sarà una sola sede del Comune, ma sul territorio (cioè negli altri paesi) rimarranno una sede municipale e tutti quei servizi che oggi ci sono.
Chi dice no. In queste settimane ci sono stati molti appuntamenti, per dibattere le ragioni del “sì” e del “no”. Tra le principali motivazioni di chi spinge per bocciare il referendum, ci sono alcune questioni locali (la discarica di Legoli, le Terme o la mancata apertura ad altri comuni delle Colline a pesare. Oltre al fatto che non ci sono studi certi sui risparmi ventilati da chi è favorevole.
Emilio Chiorazzo
Altri servizi alle pagine 2 e 3
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