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Il sindaco e l’ex capogruppo si ritrovano su fronti opposti

Il sindaco e l’ex capogruppo si ritrovano su fronti opposti

PALAIA. Entrambi iscritti al Partito Democratico. Entrambi facenti parte dello schieramento di maggioranza. Ma su fronti totalmente opposti riguardo alla fusione Peccioli-Palaia-Capannoli. Da una...

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PALAIA. Entrambi iscritti al Partito Democratico. Entrambi facenti parte dello schieramento di maggioranza. Ma su fronti totalmente opposti riguardo alla fusione Peccioli-Palaia-Capannoli. Da una parte c’è Alberto Falchi, sindaco di Palaia, dall’altra c’è Fabio Galardi, il quale nei mesi scorsi si dimise da capogruppo proprio per la mancanza di sintonia sul progetto di matrimonio a tre. I due, con le loro motivazioni ragionate e approfondite, rappresentano, forse meglio di chiunque altro, la frattura tra chi è a favore della fusione e chi chiede di votare no per prendere più tempo e analizzare meglio la situazione.

«Gli amministratori locali – sottolinea il sindaco Falchi – hanno il dovere politico e morale di indicare soluzioni alternative alla semplice sopravvivenza (o agonia) dei nostri Comuni. I Comuni piccoli e medio piccoli, così come sono strutturati, non sono oggi più in grado di rispondere alle legittime richieste della popolazione, vuoi per gli obblighi normativi a cui devono piegarsi vuoi per la crisi che si troverebbero a riversare sui contribuenti. La fusione non è la panacea di ogni male, ma è un’opportunità per provare a dare impulso all’economia locale, per garantire servizi adeguati, per ridurre la pressione fiscale. Consentirebbe di valorizzare il territorio per creare opportunità di lavoro, di risparmiare dalla razionalizzazione delle strutture comunali (fino a 600mila euro all’anno), di gestire in modo più efficiente le risorse umane, di avere importanti riconoscimenti economici (più di 10milioni di euro in 10 anni), di essere esentati dal Patto di Stabilità per 3 anni (e quindi l’opportunità di far partire opere pubbliche)».

È la fretta con cui si vuol portare i cittadini davanti al fatto compiuto a stare particolarmente sullo stomaco a Fabio Galardi: «È sicuramente giusto prospettare ai cittadini l’opportunità, offerta in caso di fusione con altri comuni, di avere incentivi statali e regionali per alcuni anni e di essere liberati per tre anni dal vincolo costituito dal Patto di Stabilità, ma insieme presentando loro un progetto, un programma, un piano economico del nuovo comune. Questo, data l’urgenza che è stata impressa all’operazione, non si è fatto. Non è vero che la fusione o si fa adesso o non si fa più, non è vero che gli incentivi ci sono adesso e poi non più, le leggi statali e regionali non fissano una data e la misura degli incentivi deriva dagli stanziamenti di bilancio di Stato e Regione. È bene che la gente sappia che se in uno dei tre comuni ci sarà un no in più dei sì l’ipotesi di fusione decade, ma dal giorno dopo può iniziare un confronto per capire se è possibile pervenire ad un progetto condiviso di comune unico, progetto che riteniamo necessario per non fare salti nel buio».

Cristiano Marcacci

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